“Francesco, ripara la mia casa che è tutta in rovina”

QuiMedia – 1.10.2026

Presso la minuscola chiesa della Porziuncola, oggi custodita all’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli, il 3 ottobre di 800 anni fa si spegneva Francesco di Assisi. Il santo si era fatto deporre nudo sulla nuda terra, in segno di totale povertà e fiducia, accogliendo così quella che aveva chiamato “sorella Morte”.

Francesco fu un uomo dalla complessa semplicità. Non un “sempliciotto” che nulla turba, ma una persona capace di cogliere il senso ultimo delle cose. Di tutte le cose: il sole, la luna e le stelle, il vento, l’acqua e il fuoco, tutte le creature, il perdono, la sofferenza, la “morte corporale”.

Il suo fu un percorso di conversione nel vero senso di questa parola: cambiare strada. Non per transitare da una fede all’altra, ma cominciando a vedere là dove prima non si era visto, di sentire là dove prima si era rimasti sordi.

Il cambiamento radicale avvenuto in Francesco, reduce dai campi di battaglia e dalla malattia, è stato meravigliosamente descritto da Carlo Carretto (ultima edizione: Io Francesco, ed. Ave, 2025) in questi termini:

“Avevo l’impressione che prima non avevo visto niente e capii le parole del salmo: Hanno gli occhi e non vedono. Io non avevo visto! Ora sì che vedevo il sole, la luna, la terra, le fontane, i fori… prima no. Mi erano passati accanto come cose dovute, decoro di paesaggio. Io le avevo fissate соme si fissa un estraneo. Ora mi parlavano, le sentivo vicine, le amavo, mi commuovevano”.

Papa Francesco ha preso spunto dal Cantico delle creature per ricordare ai cristiani e al mondo il dovere di custodire e non depredare la madre Terra. Una sana relazione col creato è “una dimensione della conversione integrale della persona”.  “La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria”.

Oggi, in un’epoca in cui il mondo e chi lo regge sembrano aver intrapreso la strada opposta alla conversione integrale del cuore, abbiamo bisogno di riascoltare quella voce che parlò al Poverello tra i ruderi della chiesa di San Damiano: “Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.

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