Vita Trentina – 11.25.2026
Il nuovo Rapporto Immigrazione Caritas/Migrantes, presentato lunedì scorso a Roma, evoca immagini importanti nella storia e nel presente della Terra tra i monti: confini e frontiere.
Che i confini abbiano a che vedere con la mobilità umana è cosa ovvia. Nella vita reale e nell’immaginario. Ricordiamo come, nella primavera del 2016, si diffuse l’idea che al Brennero fosse stato eretto un muro. La reazione dell’Austria al passaggio indiscriminato della frontiera durante la cosiddetta “crisi migratoria”. Quel muro nessuno l’ha mai visto. Rimane come metafora di qualcosa che c’è davvero, se non altro, nelle nostre teste.
“Il Rapporto Immigrazione 2026 – spiega Simone Varisco che, con Manuela De Marco ha curato il volume – invita a una distinzione fondamentale: ‘confine’ e ‘frontiera’ non sono sinonimi. Se il confine delimita, distingue, protegge un’identità o un possesso, la ‘frontiera’ è il luogo dell’incontro tra chi sta ‘di fronte’. Se il primo tende a separare, la seconda mette in relazione”.
A proposito di confini e frontiere Caritas e Migrantes invitano a guardare oltre. Manuela De Marco: “Di fronte a questi numeri, il Rapporto richiama la necessità di rafforzare i canali regolari d’ingresso e l’informazione indipendente nei Paesi di origine e transito, garantendo soccorso e accesso tempestivo alle procedure di protezione”.

Se in Italia, al 1° gennaio 2026, i cittadini stranieri residenti sono stimati in 5.559.527, pari al 9,4 per cento della popolazione, in Alto Adige (ma il dato Astat è di un anno prima) risiedono 57.884 persone senza cittadinanza italiana. Secondo i dati del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, gli stranieri rappresentano il 10,7 per cento delle persone residenti, una quota superiore alla media del Trentino e a quella nazionale.
Nel corso del 2024 sono immigrate in provincia 7.008 persone straniere, mentre 3.587 hanno lasciato il territorio. Il saldo migratorio è quindi positivo per 3.421 unità, soprattutto grazie agli arrivi dall’estero, che hanno determinato un saldo di più 2.935. Di segno opposto il bilancio migratorio estero dei cittadini italiani, con 1.669 partenze nette.
La presenza di nuovi cittadini si concentra prevalentemente nei centri urbani: il 56,4 per cento vive nei sette comuni altoatesini con oltre 10mila abitanti. Bolzano è al primo posto con 15.877 residenti stranieri (il 27,4 per cento del totale provinciale), seguita da Merano con 7.458 e Bressanone con 2.889. Sono 21 i comuni in cui l’incidenza supera la media provinciale, mentre in 30 è inferiore al 5 per cento.
A proposito di confini però attenzione. Il 30,7 per cento degli stranieri proviene da Paesi dell’Unione europea e il 29,9 per cento da altri Stati europei. Solo il 20,6 arriva dall’Asia e il 13,6 per cento dall’Africa. È l’Albania il principale Paese d’origine, con 7.127 residenti, davanti a Germania (4.824), Pakistan (4.213) e Romania (4.007). Seguono Marocco, Ucraina e Kosovo. Nel complesso, queste sette comunità costituiscono circa la metà della popolazione senza cittadinanza italiana. Il dato complessivo degli “stranieri” non comprende le persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana, circa 29mila negli ultimi 25 anni, e nemmeno coloro che sono privi di regolare titolo di soggiorno.
I confini che queste persone – con tutti i concittadini – sono chiamati a trasformare in frontiere non sono solo quelli politici: ci sono la lingua, la casa, il lavoro, la sanità, i pregiudizi. E un dato: nel complesso la popolazione immigrata, in termini economici, dà al sistema Paese più di quanto riceve.
Sempre da ricordare: dietro a numeri e percentuali, ci sono volti e storie. Persone.