Seguaci di Francesco a Merano

Vita Trentina – 11.10.2026

Ottocento anni fa, la sera del 3 ottobre 1226, Francesco di Assisi se ne andava tra le braccia di sorella Morte. Le celebrazioni dell’ottavo centenario hanno avuto vasta eco in tutto il paese.

In Alto Adige i frati minori erano arrivati già nel 1221, a Bolzano, dove sono presenti anche oggi con il loro convento, la chiesa e la scuola.

Secondo una leggenda mai confermata né smentita Francesco era stato a Bolzano già da bambino, a seguito del padre Pietro, salito alla fiera per vendere le sue stoffe. Avrebbe servito messa in una cappella che oggi è parte del complesso conventuale e avrebbe suonato pure la campanella.

A Merano la prima presenza francescana stabile è quella femminile. Il monastero delle Clarisse, fondato nel 1309 per iniziativa della contessa Eufemia, fu uno dei più importanti del Tirolo medievale. Sorgeva nell’area dell’attuale piazza del Grano. Fu soppresso nel 1782 da Giuseppe II. L’edificio è in parte conservato.

L’ex convento delle Clarisse a Merano

Il francescanesimo maschile nell’antica capitale si identifica piuttosto con i Cappuccini. Il convento e la chiesa di San Massimiliano, tutt’ora in attività, furono fondati tra 1616 e 1617 su iniziativa del vescovo di Coira, Johannes Flugi, con il sostegno dell’arciduca Massimiliano III d’Austria, conte del Tirolo.

Per secoli il convento dei Cappuccini di Merano è stato molto più di un luogo di preghiera. Nato nel clima della Riforma cattolica, è diventato uno spazio d’incontro fra lingue, culture e comunità diverse, accompagnando la storia della città e del Tirolo attraverso guerre, epidemie, nazionalismi e profonde trasformazioni sociali.

Fin dalle origini, il convento ebbe una fisionomia plurilingue. I primi frati provenivano da diverse aree del Tirolo e da territori italiani: tra i protagonisti della fondazione figurano padre Francesco da Conegliano, padre Matteo Lodron di Villa Lagarina e padre Francesco de Nodosis, mantovano o trentino. La biblioteca del convento, già nei primi decenni, raccoglieva testi in latino, italiano e tedesco.

La missione dei Cappuccini è soprattutto pastorale. Predicano, confessano, fanno catechesi e svolgono attività culturale. Da Merano partono inoltre per le vallate vicine, in particolare la Venosta e la Val Monastero, considerate aree esposte all’influenza della Riforma protestante. Durante la peste del Seicento i frati prestano assistenza nei lazzaretti e ai malati abbandonati.

Tra gli episodi più singolari della storia del convento c’è l’arrivo, nel 1629, di Alfonso III d’Este, già duca di Modena e Reggio. Dopo aver abdicato, sceglie la vita cappuccina e, con il nome religioso di Giovanni Battista, trascorre un periodo nel convento meranese prima di tornare nei suoi territori durante l’epidemia di peste.

Con l’Ottocento acquista sempre maggiore importanza l’assistenza ai fedeli di lingua italiana. I Cappuccini sono tra i principali riferimenti religiosi della cosiddetta “colonia italiana” di Merano. Padre Giancarlo Bombarda è ricordato nel 1819 come “confessore degli italiani”; più avanti altri frati assumono ufficialmente l’incarico di “predicatori per gli italiani”.

Il ruolo dei Cappuccini diviene particolarmente significativo alla fine dell’Ottocento, quando i rapporti tra le diverse identità linguistiche del Tirolo cominciano a essere attraversati dai nazionalismi. Nel 1888 padre Leopoldo Decristoforo protesta contro il divieto imposto dal podestà di utilizzare la chiesa dell’ospedale per le funzioni in italiano. La questione arriva al vescovo di Trento, Eugenio Carlo Valussi, che dispone la ripresa delle celebrazioni.

I frati non si limitano alla pastorale ordinaria. Nel 1898 sostengono la nascita della Società Operaia Cattolica di Merano, ispirata alla nuova attenzione della Chiesa per il mondo del lavoro. Padre Isidor Flür ne è il primo assistente. Accanto alla società si sviluppa anche il Terz’Ordine francescano di lingua italiana: dai circa cinquanta membri del 1900 si arriva a quasi trecento nel 1907.

Il convento svolge inoltre un ruolo nell’assistenza religiosa ai militari della guarnigione meranese. Padre Caio Perathoner, cappellano dei Cacciatori imperiali tirolesi, predica in tedesco e italiano. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale parte per il fronte, mentre la comunità italiana di Merano vede sospendersi gran parte delle proprie attività.

La guerra e il passaggio dell’Alto Adige all’Italia segnano la fine del vecchio mondo tirolese. Eppure il convento dei Cappuccini continua ad aprire le proprie porte a fedeli di entrambe le lingue. Lo fa fino ai giorni nostri nello stesso spirito di accoglienza che, anche in tempi difficili, ha saputo far breccia nei confini che a volte separano, a volte mettono in comunicazione lingue, gruppi, culture e soprattutto le persone, con le loro mille storie.

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