Vita Trentina – 2.8.2026
La possibilità di utilizzare il burkini nelle piscine pubbliche non è una novità. Altrove. In Alto Adige, con eco nazionale, se ne parla da qualche giorno, dal momento che con questa settimana la piscina resta aperta un’ora dopo il normale orario di chiusura per consentire all’associazione “Armonia” e alle donne musulmane del territorio di utilizzare l’impianto, anche indossando il burkini. L’iniziativa nasce da un accordo tra il gestore e l’associazione con l’obiettivo dichiarato di promuovere inclusione, benessere e partecipazione allo sport per persone che altrimenti non frequenterebbero la piscina.
Nelle piscine comunali di Vienna il burkini è ammesso da almeno un decennio. L’utilizzo del costume integrale è consentito purché sia realizzato in tessuto tecnico da bagno e rispetti le stesse prescrizioni igieniche e di sicurezza valide per tutti gli utenti. A Vienna l’inclusione non si limita alla possibilità di indossare il burkini. In diversi impianti comunali vengono organizzate periodicamente fasce orarie riservate esclusivamente alle donne. Si tratta di appuntamenti aperti a tutte, non soltanto alle musulmane, frequentati anche da donne anziane, persone con disabilità, vittime di violenza, donne con particolari esigenze di privacy o semplicemente da chi preferisce un ambiente esclusivamente femminile. Il principio seguito dall’amministrazione viennese è che l’offerta di servizi differenziati possa ampliare la partecipazione senza sottrarre diritti agli altri utenti.

Naturalmente anche il modello viennese non è stato immune da polemiche. Le critiche si sono concentrate soprattutto sul rischio di favorire forme di separazione tra uomini e donne e sulla possibilità che accomodamenti pensati per promuovere l’inclusione possano invece consolidare pratiche culturali considerate discriminatorie nei confronti delle stesse donne. Dall’altra parte, Comune e associazioni hanno sempre sostenuto che la libertà consiste proprio nell’avere una possibilità in più, non nell’imporre un comportamento. Chi desidera frequentare la piscina negli orari ordinari continua a farlo, mentre chi altrimenti rinuncerebbe completamente all’attività sportiva trova uno spazio compatibile con le proprie convinzioni religiose o personali.
La scelta di Salorno ha provocato le reazioni più banalmente prevedibili nell’era del vannaccismo. Chi parla di “segregazione”, chi di “integrazione al contrario”, chi di “precedente pericoloso”. In genere si tratta di commenti che arrivano da chi preferirebbe un mondo monocolore e monoculturale, dove non sia necessario segregare, perché l’altro semplicemente non c’è.
A Salorno spiegano: la piscina viene concessa abitualmente, fuori dall’orario di apertura, a molte associazioni per corsi e attività riservate. Quella destinata alle donne musulmane rappresenta soltanto uno dei tanti usi possibili dell’impianto, senza sottrarre tempo agli altri utenti.
Rispetto a Vienna, dunque, analogie e differenze. Nella capitale austriaca l’utilizzo del burkini è ormai normalizzato e le fasce orarie riservate alle donne sono inserite da anni in una politica più ampia di servizi differenziati destinati a pubblici diversi, senza essere concepite come misure esclusivamente religiose. A Salorno l’iniziativa nasce esplicitamente in collaborazione con un’associazione islamica e si inserisce in un contesto politico italiano nel quale i temi dell’immigrazione e dell’integrazione risultano molto più polarizzati.
Il teologo don Paolo Renner ha fatto appello non solo alla tolleranza, ma soprattutto al rispetto, che maggiormente corrisponde allo spirito evangelico. “Ritengo – ha dichiarato alla stampa – che sia un momento importante di socializzazione, quindi ben venga che le donne musulmane possano avere uno spazio loro riservato dopo la chiusura dell’impianto, soprattutto in una comunità come quella di Salorno che è molto multietnica e dove la convivenza funziona”.
Della stessa opinione Giorgio Nesler, referente diocesano per il dialogo interreligioso. “È una cosa buona. Dobbiamo essere disponibili verso le esigenze di altri gruppi culturali. A Salorno ci sono molte famiglie musulmane. E negli ultimi mesi sento molte cose positive su Salorno: un bel dialogo sia con la parrocchia che col Comune. Questo gesto di apertura è importante anche se un’ora alla settimana dopo la chiusura può sembrare veramente una briciolina… Ma è un segno”.
E le polemiche? “Che qualcuno, come sempre, cavalchi questa cosa in maniera assurda, ce lo potevamo aspettare”, dice Nesler. “Non condivido assolutamente la paura, la rabbia, la strumentalizzazione. Mettiamoci nei panni degli altri. I musulmani sono confrontati tutti i giorni con aspetti negativi a cui vengono collegati, come gli atti di terrorismo. Se la società si muove con l’idea di dare un segnale come questo, venendo incontro alle esigenze di donne che altrimenti non andrebbero in piscina, è solo un fatto positivo”.