Un cuore per l’Europa

Vita Trentina – 14.6.2009

Guardando a queste ultime elezioni europee al di là del risultato, cioè ragionando in prospettiva, forse è possibile formulare alcune considerazioni utili a noi cittadini e a chi ci rappresenta, per fare tutti insieme qualche passo in avanti. Oppure, direbbe qualcuno, per uscire dall’acqua torbida nella quale sembriamo essere caduti e così riguadagnare la riva dello stagno.

Ci sono due realtà importanti rispetto alle quali è necessario interrogarsi per vedere se stiamo operando scelte giuste, coerenti, orientate al bene comune: la politica in senso lato e l’Europa.

L’Unione Europea così com’è potrà non piacere a qualcuno. Ma è questo un buon motivo per disinteressarsene, per affermare che si tratta di un’entità che non ci riguarda? Non è piuttosto una ragione in più per buttare gli occhi oltre i nostri angusti confini e per imparare a coniugare la sensibilità locale (o localistica) con la necessità di una comunicazione e di una condivisione di responsabilità su scala continentale e mondiale?

I quattro vescovi del vecchio Tirolo, nella loro lettera pastorale per il Sacro Cuore, presentata nell’ambito delle celebrazioni hoferiane, fanno riferimento esplicito al “faticoso sforzodei popoli dell’Europa di unirsi gradualmente insieme e di abbattere le varie barriere”. E aggiungono: “La collocazione della nostra regione ci chiama ad essere ancora più impegnati nella costruzione dell’unità europea a beneficio del mondo intero”.

In altri termini: la regione che si estende di qua e di là del Brennero, di cui Trentino e Alto Adige fanno da sempre parte, ha una vocazione specifica a mettersi e a mettere in comunicazione il Nord ed il Sud dell’Europa. È nata proprio con questo scopo fin dall’antico Medioevo. La chiusura nei propri interessi di bottega, gli etnocentrismi e i localismi contraddicono ieri come oggi questa chiamata particolare.

L’altra realtà che, anche alla luce delle recenti elezioni, appare piuttosto bisognosa di ripensamento è quella della politica in generale. Non si tratta solo di partiti e coalizioni che faticano (chi più chi meno) a raccogliere i consensi necessari a rendere concreti i propri progetti, a comunicare i progetti stessi in maniera adeguata, ad infondere fiducia e a suscitare partecipazione. La sensazione diffusa, piuttosto, è quella di un mondo che può andare avanti anche senza la politica, soprattutto quando la politica è ridotta a gossip, propaganda e ad un perenne litigio di tutti contro tutti. Tutto ciò può avere conseguenze tragiche.

Ma anche in questo caso se la situazione non è come la vorremmo, ciò non può essere un buon motivo per tirarsi indietro e lavarsene le mani. Ce n’è per tutti, volendo, non solo per i politici di professione. In particolare oggi coloro che hanno responsabilità educative (a partire dai genitori per arrivare alla scuola, alla chiesa, alle associazioni e alla cultura) sono chiamati a ridare alla politica la sua dignità. Ciò significa in primo luogo rimettere al loro posto valori quali la lealtà, la sincerità, la giustizia, la coerenza tra parole e azioni, la sobrietà, lo spirito di servizio. Se la politica si riduce ad una lotta per ottenere e conservare il potere, essa non è degna del suo nome. Se torna ad essere l’impegno di tutti per la costruzione del bene comune, allora vale la pena, è doveroso fare ognuno la propria parte.

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