Alto Adige – 10.6.2009
Quattro vescovi, un unico messaggio che parte dal passato ma si proietta nel futuro, dando a tutti indicazioni concrete. Nell’anno hoferiano i vescovi delle quattro diocesi tra le quali si suddivide il territorio del vecchio Tirolo (Trento, Bolzano-Bressanone, Innsbruck e Salisburgo) firmano insieme una lettera pastorale che serve per mettere le cose in chiaro in merito ad alcune secolari sovrapposizioni tra politica e religione. Non che queste non debbano esserci, ma se ci sono devono essere rispettose di alcuni principi. In ogni caso la politica non può strumentalizzare la religione per giustificare le proprie rivendicazioni. Su questo il vescovo altoatesino Karl Golser è stato molto chiaro, non solo in questa occasione.

Già mons. Egger, nel 1996, in occasione dei duecento anni del voto dei rappresentanti del Tirolo al Cuore di Gesù, era riuscito a riportare questo tipo di devozione nell’alveo suo proprio, quello religioso. Nel farlo, può sembrare un paradosso, aveva lanciato un messaggio con un’inevitabile ricaduta politica. Il fatto di affermare che quella del Sacro Cuore è una festa di tutti e che va celebrata insieme da tutti i fedeli al di là delle differenze linguistiche e culturali è già di per sé qualcosa che va in controtendenza.
Anche oggi l’idea trasmessa dai quattro presuli è la stessa: “La devozione al Sacro Cuore di Gesù – scrivono – non è un privilegio delle popolazioni tirolesi di lingua tedesca e ladina. Il Sacro Cuore di Gesù appartiene a tutti i popoli e a tutte le lingue. Anche altri popoli hanno una lunga tradizione nelladevozione al Sacro Cuore”. E aggiungono: “Dobbiamo fare in modo che anche persone di lingua e cultura differenti possano sentirsi ‘a casa’in questa nostra terra e dobbiamo pure essere grati che essi desiderino impegnarsi per lanostra terra”. E in merito ad un certo patriottismo che attorno al confine assume sempre qualche connotato distorto, i pastori affermano che “in quanto cristiani sappiamo che la nostra vera patria è nei cieli”, che è “importante che con il nostro impegno assicuriamo alla nostra patria un futuro, affinché anche coloro che vengono dopo di noi possano trovare un ambiente di vita adeguato” e che “questo comporta l’impegno per la pace e per la tutela del nostro ambiente”. Difendere la propria terra, dunque, significa in primo luogo salvaguardarne la pace e l’ambiente. Tutto ciò che è contro la pace è anche contro la Heimat.
I vescovi, nell’anno in cui si commemora una “lotta di liberazione”, si soffermano pure sul concetto di libertà in generale e di libertà religiosa in particolare. Anche in questo caso chi ritiene di veder rispettata la propria libertà religiosa senza dover fare altrettanto con chi è di fede diversa, trova parole chiare: “Il riconoscimento della libertà di religione come diritto fondamentale di tutte le persone richiedeanche che noi permettiamo la professione di altre religioni e che in tal senso ne creiamo le premesse…”
I vescovi infine, proprio all’indomani delle elezioni europee, ricordano “il faticoso sforzodei popoli dell’Europa di unirsi gradualmente insieme e di abbattere le varie barriere”. E indicano così la vocazione specifica della “Terra tra i monti”: “La collocazione della nostra regione ci chiama ad essere ancora più impegnati nella costruzione dell’unità europea a beneficio del mondo intero”. Ecco il tipo di azione politica cui può condurre la simbologia del Sacro Cuore (“…il cuore salva quando si apre…”). Tanto più che oggi “non possiamo scordare l’avvento della globalizzazione economica, che è attraversata in questo periodo da una grave crisi che fa aumentare il divario tra i pochi che possono essere considerati ricchi e i molti che vivono in povertà, e questo a livello mondiale ma anche nei nostri paesi sviluppati. La politica è a servizio della giustizia sociale, della pace e della tutela dell’ambiente anche per le generazioni future”.
- La lettera in lingua tedesca: QUI