Il progetto Siposca

Vita Trentina – 5.5.2002

Vincenzo Bellomo, di Mazara del Vallo, opera nel progetto “Siposca” (School integration through promotion of social-cultural activities) dal 10 febbraio di quest’anno. Fa parte dei “caschi bianchi” ovvero di quel gruppo di obiettori di coscienza disposti a svolgere all’estero il servizio civile in situazioni in cui la pace è a rischio. Il progetto si sviluppa nella località di Viti/Vitina nel Sudest del Kosovo, fra il confine con la Serbia e quello con la Macedonia, in una delle zone più calde del Kosovo, e si propone di ristabilire nelle scuole della municipalità la presenza di studenti sia serbi che albanesi, quantomeno nello stesso istituto anche se in orari diversi o in classi separate. “Alcuni risultati – spiega – si possono raggiungere, ma solo con la collaborazione della Kfor (nel nostro caso l’esercito americano) per le scorte, unica garanzia per gli studenti serbi. Occorreranno certamente molti anni, probabilmente decenni, e soprattutto occorrerà investire sulle future generazioni per operare un effettivo e duraturo cambiamento”.

“Il nostro – dice Vincenzo – è un lavoro di mediazione fra le due parti che coinvolge sia le famiglie degli studenti che gli insegnanti, ma anche le forze di cooperazione internazionale presenti in Kosovo. Le ferite della guerra sono ancora molto aperte, ci sono pochi segnali di apertura da entrambe le parti”. I primi risultati? “A Mogila gli studenti serbi e quelli albanesi, che prima andavano nella stessa scuola in orari diversi, adesso vi vanno contemporaneamente, incontrandosi nei corridoi. A Bince/Binac dove con la guerra bambini serbi e albanesi sono stati costretti a frequentare scuole separate, sono ritornati ad usufruire di un unico istituto nelle stesse ore scolastiche. L’integrazione fra gli studenti viene facilitata da attività extrascolastiche che hanno lo scopo di ridurre l’odio fra le due comunità e restaurare la situazione di normalità che c’era prima della guerra”.

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