QuiMedia – 15.10.2026
Il Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato, più che a una persona – la sudafricana Navanethem “Navi” Pillay –, a una visione alta della convivenza a livello globale. Il premio è un appello a consolidare il diritto internazionale, unica via possibile per una pace vera, che non sia quella imposta dai “bulli globali”.

Il premio, scrive il Comitato norvegese nelle sue motivazioni, “viene assegnato a una persona che, con eccezionale coraggio e integrità, ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo”. In particolare “la vincitrice di quest’anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio siano perseguiti”. Con la sua attività, in vari ruoli, “ha dimostrato che le misure giuridiche possono contribuire a prevenire atti di guerra e violenza”.
Già 125 anni fa, quando il Nobel per la pace fu assegnato la prima volta, si sottolineava “l’importanza di risolvere i conflitti attraverso il diritto internazionale”. L’importanza del quale è divenuta più evidente dopo la Seconda guerra mondiale, quando si arrivò alla creazione delle Nazioni Unite. “L’intuizione fondamentale era che una pace duratura dovesse fondarsi su principi giuridici, non sulla volontà dei più forti o su un fragile equilibrio di potere”.
Tuttavia, afferma il Comitato, “l’ordine internazionale basato sulle regole non è mai stato perfetto. Le grandi potenze hanno spesso eluso le proprie responsabilità. Nella pratica, i casi sottoposti al diritto internazionale hanno prodotto esiti diversi a seconda di chi fosse l’autore del reato e chi la vittima”.
Eppure, si può constatare che i conflitti vengono risolti in modo più efficace attraverso la diplomazia, i trattati e i meccanismi giuridici, piuttosto che con minacce, violenza e guerra. “Il diritto internazionale è un fondamento per un mondo più pacifico”. Esso “non è più solo un complemento alla pace e alla sicurezza”, ma “una necessità assoluta”.
La chiara denuncia: oggi “il sistema del diritto internazionale è sottoposto a una pressione enorme e le sue istituzioni sono sotto attacco. Assistiamo a una svolta verso la politica di forza a scapito dei quadri giuridici e del rispetto globale della legge e della giustizia. Ogni volta che la forza prevale sul diritto, si minano la stabilità, la fiducia e la convivenza pacifica”.
Con l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace, il Comitato intende ricordare al mondo che lo Stato di diritto – nazionale e internazionale – è alla base del sistema istituito per garantire la pace e risolvere i conflitti in modo non violento. “La pace richiede giustizia”.
I rappresentanti del “bullismo globale”, che è il contrario dell’ordine fondato sul diritto e sui diritti, hanno reagito in modo scomposto. Il diritto internazionale rimane “sotto attacco”.
