Vita Trentina – 27.9.2026
L’affermazione elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt, e successivamente su altri territori della Repubblica Federale di Germania, rappresenta, per le Chiese cristiane tedesche, una sfida progressivamente più difficile da interpretare e gestire.
Alle elezioni regionali del 2016 il partito aveva ottenuto il 24,2 per cento, diventando la seconda forza politica del Land. Secondo piazzamento anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, con il 20,8 per cento. La reazione delle Chiese evangeliche fu allora improntata a una duplice esigenza: prendere sul serio le paure e le insicurezze espresse dagli elettori e, al tempo stesso, mettere in guardia contro nazionalismo “völkisch”, xenofobia e semplificazioni populiste. Heinrich Bedford-Strohm, presidente dell’EKD (Evangelische Kirche in Deutschland, la “Chiesa evangelica in Germania”) l’organizzazione più importante del protestantesimo nel Paese, osservò allora che dietro il voto all’AfD non vi sono soltanto posizioni estremiste, ma anche cittadini che si sentono ignorati dalla politica. Fenomeno peraltro non nuovo.
Negli anni successivi la diversità di posizioni si è fatte via via più evidente. La Chiesa evangelica e quella cattolica hanno progressivamente individuato nella concezione cristiana della dignità umana il principale criterio di confronto con l’AfD.
Nel 2024 la Chiesa cattolica tedesca ha escluso le persone impegnate attivamente nell’AfD dagli incarichi ecclesiali, ritenendo incompatibile il nazionalismo etnico con i valori cristiani. Allo stesso tempo, si è posta la domanda: un messaggio capace di raccogliere il consenso di una parte così consistente della popolazione può essere semplicemente ignorato?

Lo scarto tra voto e Vangelo mette in luce una situazione paradossale. Da un lato i vescovi, ma non solo, hanno preso pubblicamente posizione spiegando, alla luce della dottrina sociale, l’atteggiamento critico nei confronti dell’AfD, dall’altro una parte dei loro stessi fedeli ha continuato a votarla.
Il fenomeno è particolarmente evidente nei territori dell’ex Germania Est, dove la secolarizzazione è molto più avanzata rispetto all’Ovest. Il dato più recente della Sassonia-Anhalt mostra che anche tra i cristiani il sostegno all’AfD è consistente: nel 2026 il partito avrebbe raccolto il 33 per cento dei voti degli evangelici e il 32 per cento dei cattolici, contro il 47 per cento tra le persone senza appartenenza religiosa. Si tenga conto, per fare le dovute proporzioni, che gli evangelici non arrivano all’11 per cento e i cattolici rappresentano solo il 3 per cento della popolazione. L’85 per cento si professa ateo o agnostico. Se ne può dedurre che nelle comunità credenti c’è un diverso livello di consapevolezza rispetto alla coerenza tra i contenuti del voto e quelli della fede professata (o dichiarata).
La crescita dell’AfD ha aperto un secondo fronte: quello del ruolo pubblico delle Chiese. Il partito contesta infatti alcuni elementi caratteristici delle relazioni tra Stato e Chiesa, dall’imposta ecclesiastica ai contributi pubblici, fino al finanziamento delle strutture sociali gestite da Caritas e Diakonie. Le Chiese considerano invece il proprio impegno per migranti, rifugiati e gruppi socialmente vulnerabili – anche in termini di advocacy – parte integrante della loro responsabilità di cristiani nel mondo.
Dopo le recenti elezioni in Sassonia-Anhalt le Chiese hanno riconosciuto il risultato elettorale, ma hanno contemporaneamente ribadito con forza che dignità umana, democrazia, libertà e Stato di diritto costituiscono limiti non negoziabili. Accanto alla difesa dei principi costituzionali rimane il tentativo di comprendere le ragioni della crescente sfiducia verso le istituzioni.
È proprio questa tensione a caratterizzare oggi il rapporto fra cristianesimo e AfD nell’Est tedesco. Da una parte, le Chiese vedono nella dignità universale della persona e nell’accoglienza dello straniero principi difficilmente conciliabili con alcune posizioni del partito. Dall’altra, una quota significativa dei loro stessi membri – da capire a quale livello di partecipazione comunitaria – condivide il voto di protesta contro l’establishment politico. L’ascesa dell’AfD apre dunque all’interno delle Chiese cristiane non soltanto un confronto politico, ma una questione più profonda: che cosa significhi oggi tradurre i principi del Vangelo – ma anche solo i diritti umani – nella vita pubblica di una società sempre più secolarizzata, insicura e politicamente polarizzata.