Connessi nel nulla. L’individualismo produce solitudine

QuiMedia – 20.8.2026

Siamo nell’epoca della connessione permanente e, al tempo stesso, della solitudine diffusa. Abbiamo più strumenti che mai per comunicare, ma sempre meno tempo per stare davvero con gli altri. La solitudine è diventata una grande emergenza silenziosa della società contemporanea: non fa rumore, non si vede, ma lascia conseguenze profonde.

Il tema è al centro del “Festival della Solitudine”, ideato da Stefano Quaglia e Francesco Ricci, che il 29 e 30 agosto, per iniziativa del comune di Merano (con l’Accademia di Merano), proporrà un’anteprima dedicata al tema delle relazioni e della comunità. Il festival completo si terrà nel marzo 2027.

Il problema non è stare soli. Una solitudine scelta può essere uno spazio prezioso di libertà, riflessione e creatività. La questione nasce quando lo stare soli è una condizione subita, quando si perde il senso di appartenenza e l’altro smette di essere una presenza significativa.

Ecco la contraddizione che riguarda il nostro modello di vita. Abbiamo trasformato l’individualismo in un ideale pratico e il consumismo nel suo linguaggio quotidiano. Ci viene instillata l’idea che per stare bene dobbiamo bastare a noi stessi, realizzarci, distinguerci, possedere. Ogni bisogno trova una risposta sul mercato: se siamo tristi, compriamo; se ci annoiamo, consumiamo; se ci sentiamo esclusi, ci connettiamo. Ma una cosa non si può comprare: l’esserci con e per gli altri. Ovvero ciò che dà senso alle cose.

La società dei consumi non è necessariamente causa diretta della solitudine, ma può alimentare una cultura nella quale il successo individuale conta più della reciprocità, la competizione più della cooperazione e l’autosufficienza più della relazione positiva con gli altri. Il risultato è una società nella quale siamo sempre più tirati a essere “io” e sempre meno educati a costruire un “noi”. A volte persino il “noi” è solo un “io” al cubo e serve a erigere muri.

Secondo la “EU Loneliness Survey 2022”, il 35 per cento degli europei ha dichiarato di sentirsi solo almeno qualche volta, mentre il 13 per cento si sente solo per la maggior parte o tutto il tempo. Il fenomeno riguarda tutte le generazioni, ma è particolarmente significativo tra i giovani.

Le relazioni inclusive sono il vero antidoto all’isolamento. Non servono per forza molte persone: c’è bisogni di legami veri, tempo condiviso, ascolto, vicinanza, amicizia, solidarietà. Di luoghi in cui incontrarsi senza dover comprare qualcosa e di comunità nelle quali sentirsi visti e ascoltati.

Combattere la solitudine non significa semplicemente chiedere alle persone sole di socializzare di più, ma lavorare a una società che renda possibile incontrarsi: nelle piazze, nelle associazioni, nello sport, nella cultura, nel volontariato, nei quartieri. Restituire valore al tempo trascorso insieme, anche quando non produce nulla e non genera profitto.

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