QuiMedia – 23.7.2026
Ore 6.24, 17 luglio. Boato nel cuore della Bolzano oltre Talvera. Nuvola di polvere bianca. L’edificio del Tribunale in parte collassato. Data l’ora, nessun corpo umano da estrarre dalle macerie. Sul palazzo di fronte sagoma mussoliniana a cavallo, scritta Credere obbedire combattere, con risposta in tre lingue: Nessuno ha il diritto di obbedire.

La piazza del Tribunale, a Bolzano, è un libro di storia e di educazione civica. Racconta dei fascismi e dei totalitarismi, di come questi sistemi negano la dignità della persona, sopprimono i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. È un libro di storia che va scritto, raccontato e letto insieme, altrimenti se ne colgono soltanto frammenti. Privi di verità.
A Bolzano il crollo del Tribunale – come tutto – diventa un fatto etnico per i cultori del conflitto permanente (con i loro “credere obbedire combattere). Gli scambi di pesanti battute via social tra esponenti della cosiddetta “destra di lingua tedesca” – che applaude al cedimento del “relitto fascista” – e i loro corrispettivi di lingua italiana che si appropriano del Palazzo – recante la scritta “Pro italico imperio virtute iustitia hierarchia unguibus et rostris” – come elemento etnico-identitario, merita uno studio a parte. Vogliamo pensare che si tratti solo di minoranze, rumorose e affette da incontinenza verbale. Ma sono spesso le minoranze che fanno e distruggono la storia.
Andrebbe anche chiarita la differenza tra la politica di snazionalizzazione delle minoranze, tipica dei regimi del ‘900 e – per quanto riguarda l’Alto Adige – del regime fascista, e la politica di “fascistizzazione” di cui manufatti come il Tribunale, l’ex Casa del fascio, il monumento alla Vittoria sono espressione. Non semplicisticamente relitti fascisti, ma testimonianza dei totalitarismi europei del secolo scorso. Un monito per il secolo presente. Qualcuno, spesso gli eredi ideali di quei totalitarismi, vorrebbe che questo monito non risuonasse più.
Il crollo del Tribunale – alzando ora un poco lo sguardo – è il tragico simbolo del venir meno di una cultura del diritto. In Italia – dove si gioca con i diritti delle persone, con il concetto di cittadinanza, con l’istituto della grazia, con il concetto di giustizia – come anche a livello globale, dove “una manciata di tiranni” si fa beffe del diritto internazionale, del diritto umanitario, delle istituzioni multilaterali. Dove viene meno il diritto, vige la legge del più forte (del più furbo, del più ricco).
Un tribunale – a Bolzano e ovunque – pur con tutti i difetti e i limiti strutturali che può avere la macchina giudiziaria, è il tempio del diritto. Un pensiero a chi vi opera ogni giorno nell’ottica del bene comune, dalla signora che faceva le pulizie e che si è salvata per miracolo, agli operatori della Giustizia, ai cittadini che si affidano ogni giorno alla loro professionalità per avere tutelata la propria dignità.
Ai nazionalismi, agli estremismi, all’illegalità, alle mafie, al bullismo globale “nessuno ha il diritto di obbedire”.