Seconde generazioni. Il protagonismo che cresce ai margini

QuiMedia – 9.7.2026

Nel dibattito pubblico, locale e nazionale, i giovani di origine immigrata vengono spesso raccontati attraverso stereotipi legati alla devianza e al fenomeno dei cosiddetti “maranza”. Questa rappresentazione oscura una realtà molto più ampia: migliaia di ragazzi che partecipano alla costruzione di una società più inclusiva.

È quanto emerge dalla ricerca promossa da Caritas Italiana, raccolta nel volume Quando il protagonismo cresce ai margini (ed. TAU). L’indagine racconta la nascita di una nuova generazione di cittadini che, pur avendo spesso sperimentato discriminazioni e ostacoli, sceglie di trasformare queste esperienze in impegno sociale.

I dati mostrano come il percorso di integrazione resti complesso. Gli studenti con cittadinanza non italiana registrano ancora ritardi scolastici e tassi di abbandono superiori rispetto ai coetanei e anche l’accesso all’università rimane più limitato. Tuttavia cresce il numero dei diplomati e degli universitari, segno di una mobilità sociale possibile attraverso l’istruzione.

Accanto alle difficoltà emerge una forte volontà di partecipazione. L’82 per cento degli intervistati dichiara che voterebbe se ne avesse la possibilità, quasi la metà prende parte ad associazioni e gruppi organizzati, oltre un terzo svolge attività di volontariato e molti sono impegnati in movimenti civici, iniziative culturali e campagne per i diritti umani.

La ricerca mette in discussione una narrazione esclusivamente negativa e strumentale dell’immigrazione (l’espressione “criminali di seconda generazione” dice tutto sulla malafede di certa politica), mostrando una generazione (prima, seconda, terza che sia) che rivendica una cittadinanza piena e una presenza attiva nella vita democratica del Paese. Questi giovani non chiedono soltanto riconoscimento, ma offrono competenze, energie e nuove prospettive per affrontare le sfide dell’Italia contemporanea.

Il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: il rinnovamento della democrazia passa dall’inclusione di chi, pur provenendo dai margini, è oggi protagonista del cambiamento sociale. L’Italia e l’Alto Adige del futuro saranno sempre più il risultato dell’incontro tra storie, culture e cittadini diversi, uniti dal desiderio di partecipare alla costruzione del bene comune.

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