Fuochi e spaghetti. Per tutti

Vita Trentina – 21.6.2026

La domenica del Cuore di Gesù in Alto Adige è festa di popolo. Celebrazioni nelle parrocchie, processioni nei costumi locali, e poi i fuochi che la sera si accendono sulle cime, le creste, le coste dei monti. La tradizione dei fuochi si perde nella notte dei tempi. ebbe nuovo slancio dal 1796, quando, di fronte al pericolo di invasione, i rappresentanti del Tirolo riuniti a Bolzano fecero un voto solenne e ottennero la protezione del Sacro Cuore per questa terra.

Il mix tra religione e politica è dunque già vecchio di 230 anni. Fino a oggi è stata più la politica, che non la Chiesa, ad appropriarsi del Cuore di Gesù. La diocesi è intervenuta più volte a correggere le deviazioni e a ribadirne il significato più autentico. Lo ha fatto con il vescovo Wilhelm Egger nel 1996 (bicentenario del voto) e con Karl Golser nel 2009 (bicentenario della rivolta hoferiana), firmatario di una lettera pastorale (“Guarderanno a colui che hanno trafitto”) assieme ai colleghi di Innsbruck, Salisburgo e Trento, in cui si annuncia che “…il cuore salva quando si apre…”.

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Quest’anno, ricorrendo il 65° anniversario della “Notte dei fuochi”, l’azione dinamitarda in occasione della quale, proprio la domenica del Sacro Cuore (giugno 1961), furono fatti saltare i tralicci dell’alta tensione e ci fu un morto, le destre altoatesine di lingua tedesca hanno pubblicato parole di ringraziamento per gli “attivisti” di allora e richiamato l’attenzione sui temi cari (e utili) a quella parte politica.

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Una risposta, indiretta, a tutto ciò arriva da Innsbruck. In occasione della domenica del Sacro Cuore, il vescovo Hermann Glettler, ha utilizzato la sua omelia nel Duomo di San Giacomo per mettere in guardia contro la “nuova durezza” che sta attraversando la società europea. Secondo il presule, il Sacro Cuore rappresenta oggi un correttivo rispetto a una cultura che esalta il potere, la superiorità e la forza militare. “Ciò che ci rende umani è un cuore sensibile e compassionevole, non la ricerca del dominio”, dice.

Il vescovo stigmatizza la mentalità dell’efficienza a ogni costo, del possesso e del controllo totale, ricordando che l’imperfezione e la fragilità fanno parte della condizione umana. Esprime preoccupazione per l’attuazione del nuovo Patto europeo su asilo e migrazione, chiedendosi se esso garantisca realmente dignità e trattamento umano ai richiedenti asilo o se rischi di ridurli a semplici numeri o potenziali criminali.

Il messaggio lanciato da Innsbruck appare distante dalle letture politico-identitarie del Cuore di Gesù che risuonano a sud del Brennero: al centro non vi sono memoria militante, appartenenza etnica o rivendicazioni nazionali, ma giustizia sociale, tutela dei più vulnerabili, accoglienza e responsabilità verso chi è in difficoltà.

La diocesi enipontana ha tradotto questo orientamento anche in un gesto concreto. Proprio nella domenica del Sacro Cuore ha promosso, sempre nel Duomo del capoluogo, l’iniziativa “Pasta per tutti”, una cena solidale aperta a 800 persone (800 come gli anni dalla morte del Poverello) per raccogliere fondi a favore dei senzatetto del Tirolo settentrionale. L’evento, organizzato insieme all’Istituto Italiano di Cultura Dante Alighieri e a numerosi partner, ha riunito cittadini di ogni provenienza sociale, culturale e religiosa attorno a un’unica tavolata.

Ispirata alla vita di Francesco d’Assisi, l’iniziativa è stata presentata come un segno di fraternità, sobrietà e inclusione. Secondo il motto “Il diritto alla casa è un diritto umano”, la diocesi ha voluto affermare che la fede si traduce in via preferenziale nell’attenzione ai poveri, agli emarginati e a chi vive situazioni di vulnerabilità. Cuore di Gesù: una casa per tutti.

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