Baloo è partito di nuovo

2.6.2026

Se non avessi incontrato, da ragazzo, sulle scale dell’oratorio, don Pier Giorgio Bellucco – per tutti noi Baloo – non avrei, forse, proprio allora, fatto il pieno di quella gioia missionaria, di quella passione per la giustizia, per la verità, per l’esserci, per il servizio, che negli anni avrei potuto declinare nelle forme più varie, dalla scrittura alla musica, dall’educazione alla ricerca, dall’ascolto della Parola all’impegno sociale. In tutte le cose che sono, che penso e che faccio, lo so, c’è un poco di quel Baloo.

Di fronte a un abuso di potere, al forte che calpesta il piccolo, al prepotente che non ascolta, ai miseri che non hanno voce, c’è un “no” che mi risuona dentro e che non riesco mai a trattenere a lungo, costi quel che costi. Quel no ha il timbro di voce di Baloo. Mi ha creato non pochi problemi, ma mi ha conservato con la schiena dritta e l’animo sereno.

Quando, oltre quarant’anni fa, partì per il Brasile, mi sentii un po’ orfano.

Poliglotta (molti anni missionario in Giappone, poi in Brasile), musicista (compositore, organista), fotografo artistico. All’occorrenza architetto. Prete, fratello, zio, amico, scout. Giocherellone come Baloo, l’orso, e come lui di una saggezza tutta sua. “Tutti gli uomini di ogni colore, hanno un Padre che li fa cantar”, sua, nostra canzone: è il riassunto di una vita.

Mi ha dato il coraggio di credere che c’è del bene nelle cose e che è quel bene che avrà l’ultima parola.

Troppi ricordi (come quando lo inseguimmo tra i rami su un alto abete; o quando andammo a cercarlo da Buenos Aires a Saõ Paulo). Non oggi. Gli angeli ti avranno già trovato un posto nel coro e staranno ampliando il loro repertorio.

Caro Baloo, ora sei partito di nuovo. Buona strada. E grazie.

Bill

  • Il video per i 50 anni di sacerdozio di Baloo

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