Alto Adige – 9.9.2002
Una svolta o una scossa? Una fine o un inizio? A distanza di un anno è ancora difficile esprimere un giudizio sui fatti del passato 11 settembre, che certamente passerà alla storia ma ancora non sappiamo come. Un giorno da ricordare, quasi da celebrare per sempre per la sua straordinaria brutalità, oppure un punto di partenza verso nuovi obiettivi?
Si può dire qualcosa considerando come il mondo e gli Stati Uniti in particolare abbiano reagito al colpo negli scorsi mesi. Innanzitutto proclamando uno stato d’emergenza generalizzato. Ci sentiamo insicuri, si è detto, siamo assediati, c’è qualcuno che trama contro di noi. E ancora: la nostra civiltà è in pericolo, la nostra religione è attaccata…
Pacate riflessioni? Davvero poche, se non in circoli ristretti. Ad esempio c’è qualcuno che, dopo un anno dall’11 settembre sappia rispondere in modo esauriente e convincente alla domanda: quali sono i valori della civiltà americana per i quali si può dividere il mondo tra buoni e cattivi e scatenare la guerra del bene contro il male?
Invece di risposte verbali (ma nemmeno economiche) c’è stata la reazione militare. Quella sorta di spedizione punitiva contro i talebani che avrà certamente avuto tutte le sue buone ragioni, ma che sta lì a dimostrare che la realtà non è così semplice come uno slogan (“facciamo la guerra al terrorismo”…). Lo slogan è elementare e a lungo andare falso come la pubblicità. E così la guerra è fatta, ma non compiuta. Semmai dimenticata, almeno fino agli attentati dei giorni scorsi a Kandahar.
Ricorda un prete di Manhattan che dopo gli attentati per alcuni mesi la chiesa si riempì di gente che cercava un senso a quanto successo. Molti scomparvero quando cominciò la campagna in Afghanistan. Avevano trovato una risposta… Ma oggi si domandano: il bene ha vinto davvero? I cattivi (o il cattivo) sono morti, scomparsi, abbattuti? Poiché a queste domande davvero non c’è risposta, ecco che si prepara la guerra ad un nuovo obiettivo, più visibile, più concreto.
Anche altrove, come in Palestina, dopo i fatti di New York c’è stata una recrudescenza della violenza. Ancora una volta a dimostrare quale sia la strada sbagliata da percorrere: quella delle semplificazioni geopolitiche, delle divisioni arbitrarie, delle violenze cieche.

Ma lo schianto folle degli aerei sulle Torri gemelle e sul Pentagono non è stato un attacco contro l’America e gli americani, oppure contro l’Occidente e gli occidentali. Torri gemelle e Pentagono sono simboli fin troppo evidenti della potenza ed anche dell’arroganza con cui l’Occidente tiene in scacco il resto del mondo. Simboli del potere militare e di quello economico che si ergono a difesa l’uno dell’altro. Poteri intoccabili e ciechi. Lo si è visto al recente vertice di Johannesburg. A dieci anni dal Summit della Terra di Rio de Janeiro, i rappresentanti di ogni parte del mondo (decine di migliaia) si sono riuniti per verificare i pochi passi in avanti compiuti nel decennio, per levare l’ennesimo grido di allarme, per individuare soluzioni. Due le questioni fondamentali le quali rischiano non di far crollare due grattacieli ma di far implodere l’intero pianeta: le conseguenze ecologiche del modello di sviluppo dei paesi ricchi; l’enorme disparità nella distribuzione delle risorse. In altri termini più semplici: se non avverrà al più presto un cambio di rotta nel nostro stile di vita la terra sarà soffocata e bruciata dai gas. Inoltre: milioni di persone innocenti muoiono di fame, altre non hanno il necessario per vivere (ad esempio l’acqua), mentre una minoranza, di cui noi facciamo parte, ha tutto e di più. Il numero di persone che ogni giorno soccombe alla fame e alla sete non è nemmeno paragonabile a quello delle vittime del crollo delle torri newyorkesi (paragone antipatico).
Di fronte alla maggior parte del mondo che chiede aiuto e conversione sono proprio gli USA a non fare la parte che si addice al loro ruolo di grande potenza e di “forza del bene”. Per questo non si può non continuare a porre la domanda: quali sono i valori della civiltà americana per i quali si può dividere il mondo tra buoni e cattivi e scatenare la guerra del bene contro il male?
In assenza di una vera svolta e di un nuovo inizio è giusto continuare a farsi scudo dei fatti delle torri gemelle quando c’è un mondo intero che crolla ogni giorno?