La responsabilità politica dei cristiani

Vita Trentina – 7.7.2002

Quale è oggi la responsabilità politica della comunità cristiana? Come assolvere al proprio dovere di amare il prossimo anche a livello sociale, in un mondo che cambia rapidamente, ponendo sempre nuove questioni? Ma soprattutto: la Chiesa può intervenire nelle questioni politiche oppure, come desidera qualcuno, è meglio che non si intrometta in settori di cui i politici professionisti ritengono di avere il monopolio?

Una risposta chiara in tal senso era già stata data oltre dieci anni fa, nel 1991 (prima di Tangentopoli), dai vescovi italiani che nella nota pastorale “Educare alla legalità” scrivevano: “Per un corretto svolgimento della vita sociale, è indispensabile che la comunità civile si riappropri di quella funzione politica, che troppo spesso ha delegato esclusivamente ai ‘professionisti’ di questo impegno nella società. Non si tratta di superare l’istituzione ‘partito’, che rimane essenziale nell’organizzazione dello Stato democratico, ma di riconoscere che si fa politica non solo nei partiti, ma anche al di fuori di essi, contribuendo ad uno sviluppo globale della democrazia con l’assunzione di responsabilità di controllo e di stimolo, di proposta e di attuazione di una reale e non solo declamata partecipazione”.

Sul rapporto tra cristiani e politica si rifletterà per un anno nella diocesi di Bolzano-Bressanone. L’invito arriva direttamente dal vescovo Wilhelm Egger, autore della lettera pastorale pubblicata in questi gironi con il titolo “Assumersi insieme la responsabilità socio-politica”.

La lettera è giunta ai fedeli nella domenica del S. Cuore, data simbolo dei rapporti non sempre facili tra religione e politica. Nel 1796 furono gli stati generali del Tirolo (trentini compresi) a fare un voto al S. Cuore perché la regione potesse rimanere protetta dagli eserciti in guerra. Nel 1961 la notte del S. Cuore fu profanata da una spettacolare serie di attentati. La scelta della data da parte del vescovo bolzanino è dunque già di per sé provocatoria.

Il tema pastorale del prossimo anno avrà per titolo: “Signore, quando ti abbiamo visto? L’impegno dei cristiani per il bene comune”. Il riferimento al giudizio universale (Mt 25,31-46) è quanto mai eloquente. E’ come dire che dell’impegno per la società i cristiani saranno chiamati a rispondere direttamente davanti al Signore.

“Attraverso la collaborazione di molti vogliamo rafforzare la nostra responsabilità socio-politica”, scrive mons. Egger, e dà alcune indicazioni di metodo: “Le parole di Gesù devono determinare il nostro comportamento: si tratta cioè di vedere le forme di bisogno e ingiustizia, di formarci un giudizio e di agire quindi di conseguenza. All’inizio c’è l’impegno di osservare la situazione sociale nelle nostre città e paesi. Spesso siamo tentati di evitare anche semplicemente di guardare. Una volta presa consapevolezza della situazione, si tratta di valutarla con gli occhi stessi di Gesù, cioè alla luce del Vangelo, riconoscendo in tal modo il compito che Gesù ci affida…” “Il terzo passo è l’agire. Per questo è necessario lo sforzo comune, poiché da soli spesso non siamo in grado di sostenerlo”.

Si prevede, nel corso dell’anno, una riflessione comune, guidata dalle Acli e dalla Caritas, coinvolgendo le varie associazioni, i consigli pastorali e i singoli fedeli per arrivare alla stesura di una nuova lettera pastorale, scritta a più mani, come era avvenuto dieci anni fa con il documento “Ricordatevi dei cinque pani…”

“Con l’impegno in ambito sociale e politico – conclude il vescovo Egger – contribuiamo in modo rilevante alla missione della Chiesa locale e offriamo il nostro apporto di cristiani al futuro della società”.

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