Il Kosovo oggi– Situazione

Vita Trentina – 5.5.2002

Dopo la stagione dei bombardamenti e l’epoca del boom degli aiuti umanitari i riflettori si sono spenti sul Kosovo (circa due milioni di abitanti, di cui quasi il 90% di etnia albanese). Ma che cosa rappresenta oggi quella regione e quale ne sarà il destino? È un interrogativo destinato ad avere risposte molto parziali.

Sono diversi i soggetti cui fa capo la vita politica e amministrativa della provincia.

Il documento giuridico che sta a monte dell’attuale situazione è la risoluzione 1244 del 10 giugno 1999 con cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzava Unmik (United Nations Mission in Kosovo) ad iniziare il lungo processo di costruzione della pace, della democrazia, della stabilità e dell’autogoverno nel Kosovo. Per conseguire tale obiettivo, Unmik opera quale amministrazione provvisoria. La sede della Missione è a Pristina.

I compiti assegnati dalla comunità internazionale a Unmik sono di organizzare le funzioni amministrative essenziali; creare le basi per una solida autonomia ed autogoverno del Kosovo; facilitare il processo politico per determinare il futuro status del Kosovo; coordinare gli aiuti umanitari di tutte le agenzie internazionali; fornire sostegno alla ricostruzione delle infrastrutture più importanti; mantenere l’ordine pubblico; far rispettare i diritti umani; assicurare la sicurezza ed il regolare ritorno in Kosovo di tutti i rifugiati ed i dispersi.

Ibrahim Rugova

In questi anni sono sorte pian piano strutture amministrative locali. Nelle elezioni comunali del 2000 il partito di Ibrahim Rugova (Lega democratica del Kosovo), su posizioni moderate, ha ottenuto il 60% dei consensi. Nelle amministrative del 2001 la percentuale è calata al 45%. Il Pdk e l’Aak, su posizioni più intransigenti, hanno rispettivamente il 26% ed il 7,5% dei voti. Il partito serbo si assesta sul 10,5%.

Militarmente la regione è controllata dalle forze internazionali della Kfor, suddivise in vari settori (di cui uno sotto responsabilità italiana), col compito di impedire i contatti tra le componenti etniche kosovare e di mantenere bassa la tensione.

Dipendente dall’Unmik c’è un copro di polizia civile, mentre l’Uck (esercito di liberazione del Kosovo) è stato disarmato e trasformato in Tmk, con compiti di protezione civile.

Sebbene la risoluzione dell’Onu consideri ancora il Kosovo come una provincia della Iugoslavia, la posizione di tutti i partiti albanesi è quella della richiesta dell’indipendenza. La comunità internazionale è contraria a una tale evoluzione, pur non sapendo, allo stato attuale, proporre diverse alternative.

La popolazione albanese è libera di muoversi sul territorio provinciale, mentre ha problemi di espatrio. I serbi vivono, tranne alcune eccezioni, confinati nelle enclave sorvegliate dai militari della Kfor.

Dice Laura Gava, già coordinatrice Caritas a Peja/Pec: “Ho la sensazione che siamo di fronte ad esigenze inconciliabili. Per gli albanesi è impossibile rimanere sotto Belgrado. Per i serbi è impossibile pensare di abbandonare una regione che considerano la culla della nazione”. Il rientro dei serbi è finora un compito pressoché inadempiuto. Come anche il lavoro di formazione e di costruzione di una comunità multietnica.

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