L’autonomia “ripristinata”

Vita Trentina – 24.5.2026

C’era una volta la Convenzione sull’Autonomia. Correva l’anno 2016. Mesi di accesi e strani dibattiti. Ad inizio autunno del 2017, dopo 27 sedute, la Convenzione dei 33 – affiancata dal Forum dei 100 – aveva presentato i risultati del lavoro svolto. Tutto finito nel dimenticatoio. Fino a che il governo Meloni – guidato niente meno che dagli eredi dei più acerrimi nemici dell’autonomia – non ha accolto la proposta dei presidenti delle regioni a statuto speciale di porre mano alle rispettive autonomie per – nel caso particolare del Trentino-Alto Adige – ripristinare e ampliare le competenze soppresse nel corso degli anni. Novembre 2023. Nell’inerzia delle altre regioni, il Trentino-Alto Adige allestisce – in “autonomia” – un “tavolo tecnico” che, in due mesi, a fine 2024, consegna il pacchetto delle correzioni. Secondo il costituzionalista Francesco Palermo: “Una riforma fatta da quattro persone a porte chiuse”. Da 133 a 4. “Più efficace, probabilmente sì”.

Le modifiche allo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige intervengono – per alcuni in modo significativo per altri meno – sull’autonomia della Provincia di Bolzano, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare e “ripristinare” gli spazi di autogoverno che sarebbero stati ridotti dopo la riforma costituzionale del 2001. La revisione nasce da un confronto tra Governo, Regione e Province autonome, avviato alla luce degli impegni politici assunti dall’esecutivo e del particolare valore internazionale dell’autonomia altoatesina, vincolata alla cosiddetta “quietanza liberatoria” rilasciata dall’Austria nel 1992.

Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda le competenze legislative della Provincia. Lo Statuto qualifica ora in modo espresso come “esclusiva” la potestà legislativa primaria, rafforzandone quindi il rango politico e giuridico. Viene inoltre eliminato il limite delle “norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica”, considerato negli anni uno degli strumenti attraverso cui lo Stato aveva ampliato la propria capacità di intervento. Restano invece i limiti derivanti dalla Costituzione, dagli obblighi internazionali, dall’ordinamento europeo e dagli interessi nazionali.

Novità anche per le materie attribuite alla competenza esclusiva provinciale. La Provincia di Bolzano ottiene una competenza più ampia sul personale pubblico e sulla contrattazione collettiva provinciale, sul governo del territorio, sui contratti pubblici provinciali e sulla gestione dei servizi pubblici locali, compreso il ciclo dei rifiuti. Vengono introdotte nuove competenze in materia di piccole derivazioni idroelettriche, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema di interesse provinciale, gestione della fauna selvatica e commercio, quest’ultimo sottratto alla competenza concorrente per diventare materia esclusiva provinciale.

Sul piano istituzionale, cresce il ruolo del Presidente della Provincia di Bolzano, al quale vengono attribuite funzioni riconducibili all’autorità di pubblica sicurezza per quanto riguarda la gestione della fauna selvatica, pur con esclusione delle competenze relative ad armi, munizioni e sanzioni.

Una modifica significativa interessa il diritto elettorale. Per votare alle elezioni provinciali di Bolzano sarà sufficiente una residenza continuativa di due anni, e non più di quattro. Inoltre viene introdotto il principio della “residenza storica”: chi in passato aveva già maturato il requisito per votare in provincia potrà recuperare il diritto all’iscrizione nelle liste elettorali anche dopo essersi trasferito altrove.

Particolarmente delicato è il tema della rappresentanza linguistica. La riforma consente al Consiglio provinciale di Bolzano, con voto a maggioranza assoluta, di stabilire che la composizione della Giunta provinciale rispecchi la consistenza dei gruppi linguistici risultante dall’ultimo censimento, anziché quella derivante dalla composizione politica del Consiglio, cosa che in passato aveva portato a situazioni paradossali.

Anche nei comuni altoatesini sono introdotte nuove regole a tutela delle minoranze linguistiche: sarà infatti possibile garantire la presenza in giunta comunale anche a un gruppo linguistico rappresentato da un solo consigliere comunale, mentre oggi ne servono almeno due.

La riforma rafforza pure il ruolo delle autonomie nel procedimento di revisione dello Statuto, introducendo il principio dell’“intesa” con Regione e Province autonome. Le modifiche statutarie dovranno quindi essere concordate con i territori interessati, pur restando possibile l’approvazione parlamentare finale a maggioranza assoluta. Il testo chiarisce comunque che non potranno essere ridotti i livelli di autonomia già riconosciuti, anche in relazione agli impegni internazionali assunti con l’Austria.

Infine il nome della regione. Quello ufficiale non sarà più Trentino-Alto Adige ma Trentino-Alto Adige/Südtirol. Nella versione in lingua tedesca – come appare dal testo bilingue delle nuove norme diffuso dalla Provincia (ma non nel comunicato provinciale che ne dà notizia, dove si resta al classico “Trentino-Südtirol”) – “Trentino-Südtirol/Alto Adige”. Un dettaglio solo apparente.

Lascia un commento