«È il tempo di denunciare le situazioni concrete di offesa della dignità umana»

Le parole del filosofo Michele Nicoletti per gli operatori Caritas: «Al primo posto mettiamo sempre la tutela dei diritti delle persone»

Intervista di Paolo Valente – Scarp de’ tenis – maggio 2026

Prof. Nicoletti, quali sono oggi gli ambiti in cui è particolarmente richiesta la partecipazione dei cittadini (anche in quanto cristiani) e l’azione di advocacy delle organizzazioni cristiane e della Chiesa in generale?

Al primo posto metterei la tutela dei diritti delle persone. La difesa della dignità di ogni singolo essere umano a prescindere dalla sua età, dal suo genere, dalla sua provenienza, dalla sua fede religiosa. Ciò che oggi è minacciato è proprio questo rispetto per il valore infinito di ogni persona, per il suo mistero, per la sua libertà senza cui nulla di nuovo si può dare nella storia. Emerge, prepotente, una cultura della cosificazione delle persone: le persone ridotte a cose, da usare, da sfruttare, da eliminare per raggiungere più ricchezza, più piacere, più sicurezza. Non è un caso che sempre più osservatori internazionali parlino di “modern slavery”, ossia di schiavitù moderna per indicare le tante condizioni di degrado dell’umano a cose. Le invettive politiche contro l’immigrazione sono volte spesso alla giustificazione del trattamento degli immigrati come schiavi.

E in più la guerra tratta le vite umane come realtà eliminabili. Cosificazione e nientificazione delle persone sono ciò contro cui dobbiamo reagire. Socialmente: denunciando le situazioni concrete di offesa della dignità umana. Culturalmente: rifiutando ogni concezione della vita che nega la dignità della singola persona. Politicamente: lottando contro legislazioni e provvedimenti che indeboliscono le tutele dei diritti umani.

Come ricostruire legami sociali e politici in una società frammentata?

Bisogna tornare a voler bene agli umani. Va bene l’amore per gli animali e per le piante. Ma siamo anche noi piante e animali. Siamo curvi sui nostri dispositivi elettronici. Ore di treno o metropolitana o autobus senza più parole tra le persone. E quando ci si parla, spesso è solo lamento. I legami sociali e politici sono legati a interessi comuni, condizioni comuni, passioni comuni. È importante riscoprire e far riscoprire che mettendosi assieme sul lavoro, nella scuola, nella città, si riesce a risolvere meglio qualche piccolo problema. Si ha più forza. Ci si fa coraggio e si conta di più. Un tempo era naturale organizzarsi quando si aveva un problema oppure rivolgersi a un’organizzazione. Oggi spesso le organizzazioni non esistono o sono indebolite e rattrappite. Così in molti non hanno più esperienza del fatto che associandosi si acquista più forza e si ha più possibilità di cambiare qualche piccola cosa. Questa esperienza del ricreare legami sociali e politici a partire da problemi concreti potrebbe servire a riprodurre una nuova socievolezza e a trasformare in meglio le condizioni di vita. Le comunità esistenti dovrebbero aprirsi ai nuovi bisogni, ma i nuovi bisogni potrebbero anche produrre nuove comunità. La partecipazione deve sempre essere anche una esperienza di potere, in senso buono. Non si può invocare la partecipazione delle persone e poi non dare a loro nessun potere. La disaffezione attuale nei confronti della partecipazione è anche legata al senso di impotenza, non è solo legata all’indifferenza nei confronti degli altri. Fare esperienza che mettendosi assieme si “possono” fare delle cose che da soli non potremmo fare è il modo per ricostruire legami significativi.

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Lintervista completa a Michele Nicoletti (Università degli studi di Trento) è all’interno del Quaderno di Italia Caritas (n. 1/2026, 1° aprile 2026) dedicato al tema “Partecipazione e advocacy. Le sfide del presente” in preparazione al 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, tenutosi a Sacrofano (Roma) dal 16 al 19, con il titolo “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”.

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