Risate di Pasqua

Vita Trentina – 12.4.2026

È noto che il senso dell’umorismo varia da cultura a cultura, da epoca a epoca, da persona a persona. Nell’area di lingua tedesca è ancora diffusa la “barzelletta di Pasqua” (Osterwitz), tradizione che deriva dal cosiddetto risus paschalis (“riso pasquale”). Durante la messa di Pasqua, il sacerdote inserisce nell’omelia aneddoti, battute o brevi scene comiche con l’intento di far ridere i fedeli. La risata collettiva rappresenta la gioia per la resurrezione di Cristo e, in senso più profondo, la vittoria della vita sulla morte. Inoltre, serve a coinvolgere maggiormente la comunità, rendendo la predicazione più accessibile e partecipata. La pratica, attestata già nel Medioevo soprattutto in Germania meridionale e Baviera, non è stata esente da critiche da parte di alcuni ambienti religiosi, che la ritenevano poco adatta alla solennità della liturgia.

La tradizione è tenuta viva in particolare a Passavia (Passau), dove il vescovo, nella notte di Pasqua, deve raccontare una barzelletta e, possibilmente, far ridere l’assemblea. Quest’anno, per ammissione dello stesso mons. Stefan Oster, si è trattato di una barzelletta “mezza buona”.

Due uomini, ubriachi dopo una notte in osteria, passano davanti a una chiesa al mattino. Uno dei due teme la reazione della moglie e decide di confessarsi per “guadagnare punti”. Entra in chiesa, ma il prete capisce subito che è troppo ubriaco per confessarsi seriamente e gli suggerisce di tornare il giorno dopo, a meno che non abbia commesso qualcosa di gravissimo come un omicidio. L’uomo esce e racconta all’amico cosa è successo. Quando l’altro, sorpreso dalla rapidità, vuole entrare anche lui, si sente rispondere: “Impossibile, oggi prende solo assassini”.

Riportano le cronache che la battuta abbia comunque suscitato risate e applausi tra i fedeli. Non però ai livelli del 2024.

Due anni fa la barzelletta di mons. Oster riferiva un curioso aneddoto ambientato negli anni Venti del Novecento. Una signora di città scrive al sindaco di un piccolo paese bavarese per chiedere informazioni per un eventuale soggiorno, domandando in particolare se sia presente un “WC”. Siamo ai primordi del turismo. Gli abitanti del villaggio non conoscono questa sigla – WC – e, dopo essersi consultati anche col parroco, la interpretano erroneamente come “Waldkapellchen” (vezzo degli abitanti di città sostituire la K con la C), cioè una cappelletta nel bosco. Convinti di aver capito, rispondono con grande serietà descrivendo il luogo: spiegano che esiste da secoli, che può accogliere molte persone, che viene frequentato regolarmente anche in gruppo (anche se normalmente ci vanno persone singole), che nelle occasioni importanti ciò che si fa è accompagnato da musica e dalla presenza del parroco e via di questo passo.

L’effetto comico dell’equivoco linguistico è evidente. La storiella del 2024 ha avuto grande risonanza, ne hanno parlato tutti i giornali. Durante la lettura dall’altare, come si può vedere dai video disponibili online, lo stesso vescovo e i ministranti sono stati più volte colti da attacchi di risa. Il video ha raggiunto finora circa 2,1 milioni di visualizzazioni.

Il risus paschalis esprime in forma simbolica e corporea il cuore della fede pasquale: la Risurrezione come vittoria definitiva di Cristo sulla morte e sul male. Il riso, inserito nella predicazione, non è semplice intrattenimento, ma segno teologico: manifesta la gioia escatologica e la liberazione dell’umanità. In alcune letture patristiche e medievali, Dio “inganna” il diavolo attraverso la croce, rovesciando le attese con una sorta di ironia divina. Da qui nasce l’idea che il credente possa ridere, perché la morte è stata sconfitta.

Paese che vai, usanze che trovi.

Lascia un commento