Il 4 aprile 1945 il bombardamento della fabbrica a causa del metanolo (e non dell’acqua pesante)
— Paolo Bill Valente, Porto di Mare (4.4.2025)
È noto che lo status particolare di città ospedaliera ha risparmiato a Merano alcune delle più gravi conseguenze della Seconda guerra mondiale. Non mancano certo gli allarmi aerei, i voli di ricognizione di “Pippo”, le fughe nei rifugi[1]. La città però in tutto il conflitto non subisce alcun attacco dall’aviazione alleata. Con un’unica tragica eccezione: il bombardamento di Sinigo avvenuto il 4 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra.
L’incursione avviene in tre ondate e comincia poco prima delle 13. Provenienti dalla val d’Ultimo i bimotori sorvolano l’abitato di Lana e piombano poi sopra Sinigo. Le prime bombe cadono sulla ferrovia Bolzano-Merano, le ultime colpiscono la casetta del custode della diga sul rio Sinigo a monte dello stabilimento. I danni sono ingenti. Durante i lavori di ricostruzione affioreranno dal terreno diversi ordigni inesplosi del peso di 500 libbre[2].
Sotto le bombe perdono la vita sette civili: Attilio Barp, Antonia Fraccaro, Emilio Gaiotto, Terenziano Osti, Mario Paltrinieri, Aldo Saggiorato e Stefano Vallardi. Sono tutti dipendenti della fabbrica. Il funerale si tiene il giorno 7.
I motivi dell’attacco rimangono a tutt’oggi non del tutto chiariti: cosa produce la fabbrica di Sinigo, tanto da indurre ad un bombardamento a tappeto alle porte della città ospedaliera?

Il 9 agosto 1945, a tre giorni dallo sgancio della prima bomba atomica su Hiroshima, appare sul Corriere Lombardo un articolo dal titolo La Germania non arrivò prima perché esperti italiani sabotarono le ricerche, in cui, tra l’altro, si dice:
La fonte principale di acqua pesante era la più grande fabbrica produttrice di ossigeno di Norvegia; questi stabilimenti furono gravemente danneggiati dai partigiani norvegesi all’inizio del 1944. Ed allora i tedeschi si rivolsero all’industria italiana.
Nella principale fabbrica di ossigeno italiana, a Merano, si produceva una piccola quantità di acqua pesante. Uno dei migliori tecnici italiani, responsabile del funzionamento di tale stabilimento, l’ing. C. O. di Milano, fu subito invitato in Germania apposta per discutere sui mezzi per aumentare la produzione di acqua pesante nello stabilimento di Merano. Egli ebbe l’impressione che i tedeschi attribuissero una grandissima importanza a tale produzione, ma non riuscì a farsi dire per che cosa dovesse venire impiegata quella sostanza.
La notizia fu subito trasmessa al servizio informazioni del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà e da qui agli alleati. Poco dopo questi chiesero notizie sull’andamento della produzione e se valesse la pena di fare un bombardamento dello stabilimento di Merano. Questa richiesta era motivata da una segnalazione di intenso traffico di vagoni cisterna presso lo stabilimento.
Fortunatamente gli stessi tecnici dello stabilimento avevano provveduto a sabotare la produzione di acqua pesante, cosicché la consegna del liquido continuava a venire ritardata, e non fu necessario distruggere l’importante fabbrica italiana.
Gli interrogativi che questo estemporaneo pezzo giornalistico solleva sono molti. Davvero a Sinigo si produceva acqua pesante? Chi è l’ing. C. O.? E soprattutto: come mai si afferma che non è stato necessario un bombardamento quando invece le uniche bombe alleate sul territorio del comune di Merano, nei cinque anni di guerra, cadono proprio sullo stabilimento di Sinigo?
Non c’è dubbio che la fabbrica rientri nel sistema della produzione bellica, sia prima che dopo l’8 settembre. Il generalmaggiore Hans Leyers, incaricato generale per l’Italia del ministero per gli armamenti e la produzione bellica del Reich, e il generale di fanteria Rudolf Toussaint, plenipotenziario generale della Wehrmacht in Italia, la dichiarano “stabilimento protetto”, “in base agli accordi presi col Governo Italiano”, quindi sottoposto a “speciale tutela”. “Il sequestro e la requisizione dell’impianto o di sue parti o di merci ed i trasferimenti o i licenziamenti degli impiegati o degli operai potranno eseguirsi soltanto previa autorizzazione dei sottoscritti Comandi”[3].
D’altra parte non sembra che gli alleati siano a conoscenza di una produzione di acqua pesante nella fabbrica Montecatini. La stessa è tenuta sotto controllo almeno dalla fine del 1944. In base al rapporto di una ricognizione aerea avvenuta il 28 dicembre, gli americani riscontrano dei fumi prodotti dall’impianto di sintesi, osservano la presenza di due serbatoi di gas, uno pieno l’altro a metà, notano cataste di carbone e diversi vagoni di treno. “È stato riferito che la fabbrica produce prodotti azotati e metanolo”. Pochi giorni più tardi, il 15 gennaio, un nuovo volo di ricognizione ripropone gli stessi dati. Si aggiunge che “informazioni da terra” confermano che “il principale prodotto di questa fabbrica è il metanolo, di cui l’impianto ha una potenzialità di 30 tonnellate al giorno. Il metanolo sarebbe usato per la produzione di cariche esplosive ad Avigliana”[4]. Ma principale elemento per la realizzazione di esplosivi è l’acido nitrico che, come pare, viene esportato in Germania nelle fabbriche di tritolo[5].
Gli americani dispongono dunque non solo delle fotografie aeree scattate dall’equipaggio dei propri ricognitori, ma anche di un informatore a terra, il quale fornisce dati più precisi e persino materiale fotografico.
È dall’inizio degli anni ’30 che a Sinigo si opera la sintesi del metanolo. Anche subito dopo la guerra, quando si tratta di riparare i danni, si afferma che prima del bombardamento la fabbrica poteva produrre ammoniaca, acido nitrico, acido solforico, solfato ammonico, nitrato di calcio, metanolo e ossigeno. La quantità di metanolo specificata è proprio di 30 tonnellate al giorno[6].
Sembra di poter concludere che i B-25 Mitchell della 12° flotta che il 4 aprile 1945 bombardano Sinigo hanno come obiettivo solo la produzione del metanolo. La loro operazione infatti è classificata come danneggiamento “on the Merano methanol plant”[7].
Perché dunque a Sinigo si racconta che la fabbrica produceva acqua pesante, cosa che sembra confermata dall’articolo del Corriere Lombardo? Tutto, forse, ha inizio nel corso del 1943. Nella primavera del 1940 Hitler ha attaccato la Norvegia e si è impadronito, nella provincia meridionale di Telemarken, della fabbrica Norsk-Hydro di Vemork, presso Rjukan, l’unica che produce acqua pesante, sostanza ritenuta necessaria come moderatore nei reattori nucleari. Dall’estate 1941 i servizi segreti britannici si occupano del caso. È in atto una gara contro il tempo, da entrambe le parti, per la realizzazione della bomba atomica. Alla fine di febbraio del 1943, dopo un tentativo tragicamente fallito nel novembre precedente, scatta l’impresa “Gunnerside”. Un gruppo di sabotatori bene addestrati penetra nel fabbricato dove si effettua l’elettrolisi, fissa le cariche esplosive e fugge. La produzione di acqua pesante è seriamente compromessa. Malgrado ciò i tedeschi non desistono e nel giro di sei mesi rimettono in sesto lo stabilimento. A questo punto entrano in gioco gli americani. Il 16 novembre 1943 155 fortezze volanti scaricano le loro bombe sull’impianto che viene irrimediabilmente distrutto.
Proprio sei giorni dopo il bombardamento, il 22 novembre 1943, un rapporto altamente segreto[8] riferisce di una visita di un gruppo di scienziati germanici allo stabilimento di Sinigo e alla centrale di Marlengo per verificare se l’impianto di elettrolisi della Montecatini sia tecnicamente adatto alla produzione di acqua pesante e quali siano eventualmente gli interventi da eseguire. Il problema principale che si riscontra è quello di evitare l’evaporazione dell’acqua dovuta al fatto che le celle-Fauser disponibili sono aperte. “Tutte le altre misure si possono effettuare con pochi mezzi e poco ferro”. Si vagliano diverse possibilità: coprire le celle meccanicamente, oppure con sostanze più leggere del contenuto o con calotte speciali. Si opta per sperimentare la possibilità di riversare sul contenuto delle celle un liquido leggero e di procedere all’arricchimento dell’acqua in sei fasi.
Al sopralluogo, come sembra, per la Montecatini è presente il dottor Bartolomeo Orsoni. Dipende anche dalle sue parole il fatto che delle quattro soluzioni prospettate tre siano scartate ed una sia vincolata ad una fase di sperimentazione. È lui, ancora, che fa rilevare le deficienze delle strutture disponibili.
Nella relazione non si fa cenno dell’utilizzo che si intende fare dell’acqua pesante, anche se molti dei personaggi coinvolti hanno inequivocabilmente a che vedere con il programma nucleare tedesco[9].
Un mese dopo il nome di Merano, con Weida, è nuovamente citato tra i luoghi dove avvengono “unsere SH 200-Verfahren”. Si tratta ora di trasferire dalla Norvegia l’intero stabilimento o sue parti perché la produzione di acqua pesante “in Norvegia non può proseguire per vari motivi” e precisamente per “motivi politici”[10]. Il trasferimento degli impianti, a quanto pare, non viene infine ritenuto possibile.
In ogni caso da questa documentazione emerge che effettivamente Sinigo è coinvolta, sia pure incidentalmente, nella produzione della preziosa sostanza. Quasi certamente non si tratta di un’attività di grosse proporzioni, quanto piuttosto di un procedimento sperimentale. L’acqua pesante di Sinigo deriva dalla distillazione delle acque residue dei processi di elettrolisi, la quale avviene in piccole quantità nel laboratorio allora diretto da un certo Zanotti[11].
È possibile, inoltre, che il fantomatico “ing. C. O.” altri non sia che l’ing. Bartolomeo Orsoni, detto Lino (in tal caso la C. del nome sarebbe un refuso). Orsoni, milanese classe 1905, infatti è, in quegli anni, proprio a Sinigo, responsabile dei reparti HCM e metanolo. La sua specialità sono le ricerche sul petrolio, ma con il fratello, l’ingegnere Luciano Orsoni, si è occupato anche di acqua pesante. I due, dopo la guerra, sarebbero stati interrogati al proposito dagli americani[12].
In conclusione, in assenza di testimonianze e documenti precisi, sembra di poter dire che la produzione di acqua pesante ed il bombardamento della fabbrica sono due episodi distinti. Se quella dell’acqua pesante non può essere considerata una “leggenda”, ma trova riscontri concreti, le bombe sono sganciate su Sinigo esclusivamente a causa del metanolo.
[1] I lavori per la realizzazione di un rifugio antiaereo sotto il monte di Merano, in base al progetto elaborato dall’ufficio tecnico comunale, vengono affidati all’inizio del 1944 alla ditta SICEA di Piero Richard (MStA, Delibere podestà 1944, Delibera n. 48). I rifugi antiaerei pubblici predisposti fino all’agosto 1943, in tutto 15, si trovano nell’ex municipio e nella scuola elementare di Maia Bassa, nell’ex municipio e nella scuola elementare di Maia Alta, al teatro civico, nella casa comunale di via Verdi, nel palazzo municipale, nella scuola di via Vigneti, nell’edificio del liceo classico, nel Kurhaus, due sotto i portici, uno rispettivamente in piazza Duomo, piazza del Grano e in via Roma. Questi ultimi cinque vengono successivamente abbandonati e se ne predispongono altri quattro, uno al cantiere comunale e tre in casa Ascherberger (via Mainardo), casa Hofer (via Miramonti) e casa Raiteri (via S. Marco), MStA, Delibere podestà 1944, Delibera n. 599.
[2] Testimonianza di G. R. e altri raccolta da Maria Rosa Romegialli (8.1.2003) che ringrazio.
[3] P. Valente – C. Ansaloni, Con i piedi nell’acqua. Sinigo, tra bonifica e fabbrica. Storia di un insediamento italiano nell’Alto Adige degli anni Venti, Bolzano 1991, p. 174.
[4] Department of the Air Force, Air Force Historical Research Agency, Maxwell Air Force Base, Alabama (USA), Target Analysis files – roll no. 25208, Documenti bombardamenti città italiane 1943-1945, Activity at the Hidrogenous and Methanol Plant, 30.12.1944; Activity at the Hidrogenous and Methanol Plant at Merano (Italy), 18.1.1945 (Documentazione conservata in copia presso il Museo storico in Trento, bobina 332). Ad Avigliana esisteva un antico dinamitificio, probabilmente però inattivo. Testimonianze dirette affermano piuttosto che il metanolo venisse trasportato oltre Brennero. Il commissario supremo della Zona di operazioni Prealpi, il 10 giugno 1944, favorisce l’esportazione del metanolo in Germania, rendendola “esente, senza riserva, da ogni imposta o diritto erariale” e ciò vale sia per “il metanolo già esportato, sia (per) quello che dovrà ancora esportarsi in Germania” (P. Valente – C. Ansaloni, Con i piedi nell’acqua, cit., p. 171). Parte del metanolo è trasportato in alcune fabbriche del Bresciano, Intervista a A. G.,10.11.2004.
[5] Intervista a V. T, 3.12.2004.
[6] ASBz, versamento 1999 APBz, fald. 259, fasc. Fabbriche e stato industriale ricostruzione, Commissione industriale per la ricostruzione, Bolzano, Rapporto sugli stabilimenti più importanti della zona industriale di Bolzano e Sinigo.
[7] Cfr.: http://www.airforcehistory.hq.af.mil/PopTopics/chron/45apr.htm.
[8] Deutsches Museum Monaco, Besuchsbericht Betr.: Stickstoffanlage Meran, Leuna-Werke 22.11.1943, documento pubblicato on-line (http://www.deutsches-museum.de/bib/archiv/atom/atom6_1.htm).
[9] Nel sopralluogo a Sinigo e nelle riunioni successive sono coinvolti personaggi come Heinrich Bütefisch, responsabile per il lavoro forzato ad Auschwitz per conto della IG Farben (condannato a sei anni al processo di Norimberga nel 1947, ma scarcerato nel 1951); l’ingegnere fisico e chimico Heinrich Strombeck; Fritz ter Meer, anch’egli ufficiale capo ad Auschwitz per conto della IG Farben (condannato a Norimberga a sette anni, scarcerato dopo quattro); il fisico Abraham Esau, rettore dell’università di Jena, consigliere di stato, coordinatore di un laboratorio di fisica nucleare presso Berlino; Paul Harteck che dal 1934 esegue esperimenti di fisica nucleare e partecipa all’“Uran-Verein”, interessandosi alla produzione di acqua pesante ad Amburgo; Hans Suess, suo collaboratore; Kurt Diebner, fisico nucleare, direttore dell’Uranprojekt des Heereswaffenamtes (HWA). Altri personaggi citati sono il dott. Orlicek, il dott. Geib, il dott. Herold, il dott. Asboth, il dott. Elbel, l’ing. Keinke, e il dott. Pfleiderer.
[10] Deutsches Museum Monaco, Niederschrift zu 2 Besprechungen am 20.u.28.12.43 in Leuna betr. Übernahme der SH 200-Anlagen in Norwegen nach Mitteldeutschland, Leuna-Werke 22.11.1943, documento pubblicato on-line (http://www.deutsches-museum.de/bib/archiv/atom/atom6_1.htm).
[11] Intervista a V. T, 3.12.2004.
[12] Finisce la sua carriera a Milano, sempre presso la Montecatini. Devo queste informazioni a Umberto e Gianni Orsoni (24.2.2004) che ringrazio.