Le punte dell’iceberg

billpaolovalente.com – 2.2.2025

“Abuso sessuale di minori e persone vulnerabili ad opera di chierici nel territorio della diocesi di Bolzano-Bressanone dal 1964 fino al 2023 – Responsabilità, cause sistemiche e raccomandazioni”. È il titolo del Rapporto presentato il 20 gennaio 2025 a Bolzano, a conclusione di una “indagine interamente indipendente” (affidata a uno studio legale di Monaco), realizzata nell’ambito del progetto diocesano “Il coraggio di guardare”. All’avvio di questo studio, che replica analoghe iniziative attuate in altre diocesi europee, si è arrivati “dopo il fallimento di due precedenti progetti”, “grazie a svariate personalità di spicco” e a pressioni mediatiche che hanno mosso i vertici della diocesi a “compiere questo primo passo”[1]. Inizialmente, infatti, l’orientamento era stato diverso e anche gli organismi di partecipazione diocesani avevano espresso perplessità in merito a questo tipo di approccio alla realtà degli abusi e ai costi preventivati.

La perizia offre al pubblico informazioni originali rispetto al tema delle “responsabilità”. Quanto alle “cause sistemiche” e alle “raccomandazioni”, che occupano buona parte del Rapporto, si tratta di considerazioni ricavabili da esperienze di altre realtà, che non avrebbero avuto bisogno di una costosa indagine ad hoc. Anche le vicende narrate nello Studio, del resto, dovevano essere note in Diocesi, dal momento che i legali bavaresi hanno ottenuto gli atti da esaminare proprio dagli archivi diocesani (di alcune situazioni aveva già trattato ampiamente anche la stampa locale). Presentati in forma anonima (ma riconoscibile) nel Rapporto, i “casi” hanno scatenato una curiosità morbosa e una caccia alle streghe che hanno poco in comune col “coraggio” e col “guardare”.

L’indagine, evidentemente sommaria (come confermano espressioni del tipo: “Non è chiaro se questo comunicato stampa sia mai stato pubblicato”[2]…), arriva alla conclusione che “nei 67 quadri di rilievo individuati ai fini della determinazione di un abuso sessuale ai sensi del mandato investigativo, la fondatezza dell’accusa sia da considerarsi dimostrata in 9 di essi, plausibile in 44 di essi, non definitivamente giudicabile sulla base degli elementi disponibili in 14 di essi e confutata in nessuno dei casi”[3]. Dimostrata in nove casi.

Secondo il vescovo Ivo Muser – che in una presa di posizione del 24 gennaio chiede perdono e si assume la responsabilità per gli errori commessi – ci sarebbero “41 sacerdoti accusati: di questi, in 29 i fatti sono stati confermati con un alto grado di certezza; 75 persone coinvolte: per 59 di esse sono disponibili indizi molto plausibili; 24 casi, in cui è stata riscontrata una condotta erronea o inappropriata da parte dei responsabili ecclesiastici”. Questi ultimi 24 sono i casi “documentati in dettaglio nella relazione”[4].

Premesso che, come si usa ripetere, “ogni caso di abuso è uno di troppo”, sono comunque numeri che, se comparati ad altre realtà, hanno poco di eclatante, tanto più che in molte occasioni si tratta di accuse “plausibili” ma non certe e in alcuni casi gli accusati sono da ritenersi estranei ai fatti loro addebitati. Emettere sentenze di condanna sulla base di elementi “plausibili” potrebbe configurare a sua volta una fattispecie di abuso. Del resto, gli stessi avvocati bavaresi rilevano “la profonda mancanza di cultura giuridica che, in ogni caso per il passato e fino al 2010, ha caratterizzato l’amministrazione della diocesi”[5]. Fino al 2010? Come è noto, in quell’anno il vescovo Karl Golser inaugurava un nuovo approccio nel campo della gestione degli abusi.

Secondo i relatori, che hanno considerato responsabili per la questione solo i vescovi e i vicari generali (di lingua tedesco-ladina) dal 1964 a oggi, mons. Joseph Gargitter avrebbe avuto “una condotta erronea e/o quantomeno impropria nella gestione” di sette casi. Mons. Wilhelm Egger in sei casi, mons. Karl Golser in due, tra i vicari generali Johannes Untergasser in tre, Josef Michaeler in nove, Josef Matzneller in otto casi. Mons. Ivo Muser e mons. Eugen Runggaldier, rispettivamente in otto e in cinque casi.

Gli attuali vertici diocesani hanno avuto la possibilità di vedere gli atti e di “difendersi” prima della redazione finale del Rapporto. Così per due casi riguardanti il vescovo e per quattro relativi al vicario “è venuta a decadere la valutazione provvisoria formulata dai relatori”.

Per il vescovo Golser (scomparso nel 2016) va considerato che le situazioni segnalate risalgono a un periodo in cui egli “era già fortemente compromesso dalla malattia”. I relatori questo fatto lo hanno appreso “da un testimone dell’epoca”[6].

I vescovi Gargitter ed Egger, morti rispettivamente nel 1991 e nel 2008, non hanno naturalmente modo di ribattere, così il giudizio nei loro confronti diventa definitivo. Possono essere consegnati alla gogna mediatica e qualcuno chiede già di ritoccarne le biografie in considerazione delle “macchie scure”[7] emerse dalle 619 pagine del Rapporto. Lo stesso vale per i vicari generali defunti.

Ciò che giustifica questo tipo di indagini (i costi dell’operazione trasparenza non sono stati ancora comunicati ma, per usare un’espressione cara ai relatori, si tratta di “un importo a sei cifre”*) è avere un’idea del contesto che ha prodotto o consentito gli abusi in modo da prevenirne in futuro. Nel nostro caso però la gran parte delle contestazioni si riferisce a prima degli anni ’80 del ‘900, ovvero a un contesto sostanzialmente diverso dall’attuale, la conoscenza del quale è interessante per uno storico, ma non aiuta chi deve impostare oggi una strategia pastorale efficace.

Secondo il vescovo Muser “ciò che leggiamo nella perizia è solo la punta dell’iceberg”[8]. Come si configuri il resto dell’iceberg è dunque ancora da chiarire. Si tratta delle responsabilità di altri ambiti ecclesiastici come gli ordini religiosi? Di qualche dossier non ancora consegnato? Oppure dei casi di abuso di potere, realtà appena sfiorata nella relazione, che però è la madre di ogni altro tipo di abuso? Tra le persone sanzionabili, oltre gli ordinari, il Rapporto cita due fantomatici “funzionari”, di cui si farà il nome in una “Management Letter”[9], al fine di mettere i vertici diocesani “nella posizione di adottare all’occorrenza idonei provvedimenti”.

Il vescovo – certamente dopo aver ascoltato gli organismi di partecipazione diocesani – ha già annunciato misure concrete: perseguimento coerente dei casi sospetti e chiari percorsi procedurali; ottimizzazione dei servizi per le persone coinvolte, le parrocchie e i colpevoli; revisione critica e coerente (“per quanto riguarda i sacerdoti accusati e ancora in vita, verrà istituito un gruppo interdisciplinare che da subito esaminerà tutti i casi”); gestione dell’autorità e dei ruoli guida; donne in posizioni dirigenziali; gestione degli errori[10].

L’affermazione più volte risuonata secondo cui la diocesi di Bolzano-Bressanone sarebbe la prima (o l’unica) in Italia a prendere sul serio il tema degli abusi ha indotto il Consiglio permanente della CEI a ricordare come sta operando la Chiesa italiana. In particolare, lo “studio pilota sugli abusi commessi da chierici in Italia” di cui “nei mesi scorsi si è svolta una fase di sperimentazione con la partecipazione di un campione di diocesi”, uno “studio, che avrà carattere scientifico” e verrà svolto “da due enti di riconosciuta indipendenza e terzietà”[11].

Interessante infine – a proposito di corresponsabilità, ruoli guida e condivisione del “potere” – il motivo per cui i vicari generali di lingua italiana, in servizio dal 1964 al 2016, non vengono presi in considerazione quali “responsabili” di ciò che è avvenuto nella diocesi altoatesina. Gli avvocati di Monaco di Baviera ammettono candidamente che, “alla luce dei loro limitati poteri”, essi non sono da classificarsi “quali soggetti rilevanti per la storia contemporanea”[12]. Ma forse questa è davvero un’altra storia.

***

Il testo del Rapporto


* Successivamente si è appreso che si tratta di 860.000 euro.

[1] Rapporto, p. 2.

[2] Rapporto, p. 412.

[3] Rapporto, pp. 238-239.

[4] Posizione del vescovo Ivo Muser in merito alla pubblicazione della perizia sugli abusi, 24.1.2025.

[5] Rapporto, p. 452.

[6] Rapporto, p. 487.

[7] FF, n. 5/2025, p. 24

[8] Posizione del vescovo Ivo Muser in merito alla pubblicazione della perizia sugli abusi, 24.1.2025.

[9] Rapporto, pp. 7; 36.

[10] Posizione del vescovo Ivo Muser in merito alla pubblicazione della perizia sugli abusi, 24.1.2025.

[11] Sessione invernale del Consiglio Permanente CEI: Comunicato finale, 22.2.2025.

[12] Rapporto, p. 327.

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