Il Segno – 2.2.2022
Ascoltare con l’orecchio del cuore. È l’appello di papa Francesco per la giornata delle Comunicazioni sociali di questo 2022. Il messaggio è stato pubblicato lo scorso 24 gennaio, nella festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.
“Ascoltare con il cuore” non ha nulla a che vedere con un malinteso sentimentalismo e ancor meno con quelle emozioni di pancia che isolano l’individuo e distraggono dalla verità. Nel linguaggio biblico, insegna Enzo Bianchi, “il cuore ha un significato molto più esteso perché designa tutta la persona nell’unità della sua coscienza, della sua intelligenza, della sua libertà; il cuore è la sede e il principio della vita psichica profonda, indica l’interiorità dell’uomo, la sua intimità ma anche la sua capacità di pensiero; il cuore è la sede della memoria, è il centro delle operazioni, delle scelte e dei progetti dell’uomo. In una parola, il cuore è l’organo che meglio rappresenta la vita umana nella sua totalità”.

Il papa, per descrivere i tratti del “servizio della parola”, ricorre alla Vita comune di Dietrich Bonhoeffer. “Questa parola è circondata da infiniti pericoli. Se non è stata preceduta da un corretto ascolto, non può essere veramente la parola giusta per l’altro. Se è contraddetta dalla reale disponibilità a prestare aiuto, non può essere credibile e veritiera. Se non si fonda sul portare, ma sull’impazienza e sullo spirito di prevaricazione, non può recare liberazione e salvezza”.
La parola può essere pericolosa e fuorviante se non è “preceduta da un corretto ascolto”. Il messaggio del papa è rivolto a ogni persona (“il rifiuto di ascoltare finisce spesso per diventare aggressività verso l’altro”), alla comunità ecclesiale (“anche nella Chiesa c’è tanto bisogno di ascoltare e di ascoltarci”) e agli operatori dei mass media.
“C’è un uso dell’udito”, dice Francesco, “che non è un vero ascolto, ma il suo opposto: l’origliare. Infatti, una tentazione sempre presente e che oggi, nel tempo del social web, sembra essersi acuita è quella di origliare e spiare, strumentalizzando gli altri per un nostro interesse. Al contrario, ciò che rende la comunicazione buona e pienamente umana è proprio l’ascolto di chi abbiamo di fronte, faccia a faccia, l’ascolto dell’altro a cui ci accostiamo con apertura leale, fiduciosa e onesta”.
Anche nella vita pubblica invece di ascoltare spesso “ci si parla addosso”. “Questo è sintomo del fatto che, più che la verità e il bene, si cerca il consenso; più che all’ascolto, si è attenti all’audience. La buona comunicazione, invece, non cerca di fare colpo sul pubblico con la battuta ad effetto, con lo scopo di ridicolizzare l’interlocutore, ma presta attenzione alle ragioni dell’altro e cerca di far cogliere la complessità della realtà”.
L’ascoltare, insiste Francesco, è il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione. Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. “Solo se si esce dal monologo, infatti, si può giungere a quella concordanza di voci che è garanzia di una vera comunicazione”.
La capacità di ascoltare la società da parte degli operatori della comunicazione è quanto mai preziosa in questo tempo ferito dalla pandemia. “Tanta sfiducia accumulata in precedenza verso l’‘informazione ufficiale’ ha causato anche una ‘infodemia’, dentro la quale si fatica sempre più a rendere credibile e trasparente il mondo dell’informazione. Bisogna porgere l’orecchio e ascoltare in profondità, soprattutto il disagio sociale accresciuto dal rallentamento o dalla cessazione di molte attività economiche”.
Papa Francesco chiude il suo appello ai giornalisti tornando a parlare delle persone migranti. “Per vincere i pregiudizi sui migranti e sciogliere la durezza dei nostri cuori, bisognerebbe provare ad ascoltare le loro storie. Dare un nome e una storia a ciascuno di loro. Molti bravi giornalisti lo fanno già. E molti altri vorrebbero farlo, se solo potessero. Incoraggiamoli! Ascoltiamo queste storie! Ognuno poi sarà libero di sostenere le politiche migratorie che riterrà più adeguate al proprio Paese. Ma avremo davanti agli occhi, in ogni caso, non dei numeri, non dei pericolosi invasori, ma volti e storie di persone concrete, sguardi, attese, sofferenze di uomini e donne da ascoltare”.