La cultura del prendersi cura

Caritas – 3.2021

Sono tante le cose che impariamo in questo periodo. La pandemia ci ha messi tutti alla prova, ci costringe a chiederci come siamo e che cosa è importante per noi. Ci fa vedere le cose brutte, ma anche le molte cose belle che ci circondano e che noi stessi possiamo coltivare.

Un aspetto che già conoscevamo, ma che ora non possiamo più far finta di non vedere, è la solitudine di tanti nostri fratelli e sorelle. Persone anziane, ma anche genitori oberati dal loro ruolo e giovani disorientati. Abbiamo visto, in quest’anno del Covid, che alla solitudine, amplificata dal distanziamento, possiamo e dobbiamo rispondere con la vicinanza, la prossimità, l’attenzione e la “cultura della cura”.

Papa Francesco, all’inizio del 2021, ci ha proposto proprio questo: la cultura della cura come percorso di pace.

Prendersi cura significa promuovere la dignità e i diritti della persona. “Il concetto di persona, nato e maturato nel cristianesimo, aiuta a perseguire uno sviluppo pienamente umano. Perché persona dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamento. Ogni persona umana è un fine in se stessa, mai semplicemente uno strumento da apprezzare solo per la sua utilità, ed è creata per vivere insieme nella famiglia, nella comunità, nella società, dove tutti i membri sono uguali in dignità”.

Prendersi cura significa promuovere il bene comune. “Ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica trova il suo compimento quando si pone al servizio del bene comune, ossia dell’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente. Pertanto, i nostri piani e sforzi devono sempre tenere conto degli effetti sull’intera famiglia umana, ponderando le conseguenze per il momento presente e per le generazioni future. Quanto ciò sia vero e attuale ce lo mostra la pandemia del Covid-19, davanti alla quale ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, perché nessuno si salva da solo”.

Nel Messaggio per la Giornata della pace Francesco propone “i principi della dottrina sociale della Chiesa come base della cultura della cura”. E dice: “La diakonia delle origini … è diventata il cuore pulsante della dottrina sociale della Chiesa, offrendosi a tutte le persone di buona volontà come un prezioso patrimonio di principi, criteri e indicazioni, da cui attingere la ‘grammatica’ della cura: la promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato”.

Francesco invita a “educare alla cultura della cura” – a prendersi cura, ad avere a cuore le persone e le cose, come suggeriva don Milani col suo “I care” – partendo dalle famiglie, coinvolgendo la scuola e l’università, i soggetti della comunicazione sociale, le religioni e i leader religiosi, le organizzazioni internazionali, per un “patto educativo globale”, perché: “Non c’è pace senza la cultura della cura”.

Se i principi della dottrina sociale della Chiesa, il cui cuore pulsante è la diakonia, sono una “bussola per una rotta comune”, allora la Caritas, che ha il compito di sviluppare proprio la dimensione della diakonia, del servizio nella/della comunità cristiana, ha un ruolo centrale nel rinnovamento della Chiesa e della società.

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