In Africa su strade di coraggio

Vita Trentina – 19.1.2014

Merano – “In queste due settimane ho scoperto come molta gente, che vive al mondo con noi, sappia arrangiarsi con poco e vivere comunque sempre con un sorriso sul volto”. Lo dice Sara, appena tornata a casa dopo aver preso parte alla spedizione congiunta degli scout di Merano (clan Help) e del Pozzo di Giacobbe, in Africa Occidentale.

Arrivati nella capitale del Burkina Faso il 27 dicembre, i giovani sono ripartiti subito alla volta del Benin, facendo tappa in diverse località delle diocesi di Natitingou, Djougou e Kandi. Hanno visitato i luoghi in cui si attua un progetto per la raccolta differenziata dei rifiuti (con Christine), alcuni pozzi e una chiesa cofinanziata dal Centro missionario di Bolzano-Bressanone (a Terou). Il viaggio è proseguito in Niger dove, a Dosso, gli scout meranesi hanno lavorato a riparare i libri della biblioteca Barey Ma Zaada, luogo di comunicazione e di dialogo. Assieme ai missionari e a tutte le persone incontrate i ragazzi hanno affrontato il tema della povertà e delle sue cause. Hanno poi raccolto “storie di coraggio” in vista della route nazionale del prossimo agosto. Il gruppo è rientrato in Burkina Faso il 6 gennaio e precisamente a Dori, sede dell’Union Fraternelle des Croyants, che da quasi 45 anni opera per il dialogo tra cristiani e musulmani. Diverse, a Dori, le iniziative cofinanziate dal Pozzo di Giacobbe. Proseguendo, nel villaggio di Koura Bagrin (Ouahigouya), si è visitato un progetto di orticoltura, mentre a Imansgho (Koudougou) si è inaugurato un multino gestito da un gruppo di donne.

Nel corso delle due settimane c’è stata la possibilità di incontrare, tra le tante altre realtà, anche i gruppi scout di Djougou, Natitingou (Benin) e Koudougou (Burkina). David, uno scout di Koudougou, commenta: “È stato bello vedere gli scout italiani riaffermare la loro appartenenza al nostro movimento e soprattutto vederli cantare e danzare con noi”.

“Questo viaggio – dice Adele – mi ha permesso di scoprire realtà differenti dalla nostra. Quella che mi ha colpito? La collaborazione tra la comunità musulmana e quella cristiana, in Burkina Faso, per lo sviluppo del loro paese”. Marco è rimasto segnato nel vedere “l’impegno e la voglia di andare avanti, anche quando le condizioni sono pressoché impossibili. Questo vale sia per i nostri amici missionari, ma anche per il contadino che, come ci hanno raccontato, col campo distrutto, l’anno successivo, continua nel proprio lavoro. Continua in ciò che è giusto”. Chiara vede ora “certe cose sotto un diverso punto di vista”. “Ciò che mi ha colpito tanto è l’atteggiamento di volerti dare tutto quel poco che hanno”. Miriam lo ammette: “Non è un’esperienza facile. Non si tratta di essere spettatori e guardare. È un viaggio che ti cambia, è un viaggio anche dello ‘spirito’. Mette molto in discussione, cambia il modo di vedere le cose, di sentirle, di apprezzarle. Cogli quasi l’essenziale. Arrivi a considerare molte cose inutili e superflue”.

Ora i giovani metteranno le loro scoperte a disposizione dei coetanei e di tutti coloro che vorranno farsi coinvolgere in un cammino di riflessione e di coraggio civile.

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