L’Adige – 23.4.2013
“La gente vuole partecipare. Non è più tempo per i solisti”. Così Arno Kompatscher alcuni giorni fa, nel chiudere il suo tour elettorale in vista delle primarie Svp di domenica scorsa. Per l’Alto Adige la legge non prevede elezione diretta del presidente della Provincia. Kompatscher sarà dunque, per ora, solo il capolista del partito di raccolta. Un vero e proprio trionfo, il suo, avendo egli raccolto l’82,4 per cento dei suffragi contro il 17,6 per cento del suo sfidante Elmar Pichler Rolle. Molto alta la partecipazione degli aventi diritto al voto: 46 per cento, con punte attorno al 54 per cento in val d’Isarco e a Bolzano.
42 anni, sposato, sei figli, laureato in legge, Arno Kompatscher è sindaco di Fié allo Sciliar dal 2005 e da due anni presidente del Consorzio dei comuni dell’Alto Adige. Altra generazione, altre esperienze di vita rispetto a chi lo precede. Si presenta come un volto nuovo. Icona del rinnovamento di una politica, che nel tranquillo Sudtirolo può rinunciare al tritacarne di Renzi o alle urla e agli insulti di Grillo. Il risultato di domenica, dice Kompatscher, è “un segnale per il partito. Significa che le persone vogliono un cambiamento. Un cambiamento moderato, ma pur sempre un cambiamento”. Moderato perché? Semplice: nel Sudtirolo “c’è già molto di buono”. Non si tratta di rottamare. Anzi, la provincia gode di “una situazione di partenza meravigliosa”: persone in gamba nelle professioni e nel volontariato, un bellissimo paesaggio, un’economia fondata sulla piccola impresa nell’agricoltura, nel commercio, nell’artigianato e nell’industria. I problemi tuttavia non mancano di certo: alta pressione fiscale, burocrazia, pochi nuovi posti di lavoro, difficoltà delle famiglie a tirare a fine mese, costo della vita sproporzionato. Kompatscher non parla male di chi lo precede, ma invoca fin da subito un “nuovo stile”. Ciò significa, ad esempio, finirla con la mentalità del contributo sempre e comunque: ognuno si assuma responsabilmente i suoi rischi. Niente “solisti”, ribadisce il sindaco nei suoi interventi pubblici. “Le persone devono essere ascoltate e poi la politica deve fare le sue scelte chiare. La gente è disposta ad ascoltare le verità più amare se si ha poi il coraggio di dire chiaramente cosa si intende fare per risolvere i problemi”. I cittadini non si accontentano più dei “vedremo” che si sono sentiti dire finora.

Il quotidiano Dolomiten, all’indomani del successo di Kompatscher, commenta: “Ciò di cui ha bisogno la popolazione è orientamento. La politica deve tornare a rivolgere il suo sguardo in avanti, al più presto”. Anche a Bolzano come altrove si invoca dunque un ritorno alla politica. Non ci si accontenta del pragmatismo (alla Durnwalder) né si apprezzano le eterne campagne elettorali (all’italiana). La politica, quella vera, deve dare prospettive. Se gli si chiede cosa cambierà ora rispetto a Magnago e a Durnwalder, Kompatscher evita di fare paragoni. Tuttavia è chiaro che, con la sua (futura) elezione a presidente della Provincia, si apre una nuova stagione nella storia dell’autonomia. L’era Magnago fu segnata dalla lotta per l’autogoverno e per la sua progressiva attuazione. Un lavoro di amministrazione, ma anche di diplomazia, condotto ad alti livelli, spesso dietro le quinte della politica, con uno scarso tasso di partecipazione diretta dei cittadini. L’era Durnwalder ha visto lo sviluppo dell’autonomia ottenuta, ma soprattutto la sua gestione. Anche in questo caso più che ad un’autentica partecipazione democratica si è assistito ad una oculata distribuzione delle (molte) risorse resesi disponibili. Oggi tutto ciò non è più possibile, e non solo a causa dei tagli imposti dalla crisi economica. Il presente chiama alla ricerca di nuove forme di coinvolgimento dei cittadini, a trasparenza e responsabilità. Ciò è ormai vero a tutti i livelli: Europa, Italia, regioni e province.
In che cosa consiste questo rifiuto di uno stile da “un uomo solo al comando”? Meno centralismo e più gioco di squadra, secondo il futuro Landeshauptmann. Kompatscher, per cominciare, intende “riscrivere da zero il bilancio provinciale”. Ripensarlo cioè interamente ogni anno, rendendo note ai cittadini le motivazioni di ogni scelta. L’amministrazione provinciale va riorganizzata (deburocratizzata). Va applicato alle decisioni il principio di sussidiarietà. Detta da un sindaco altoatesino (e presidente del Consorzio dei comuni) la cosa ha il chiaro significato di un giudizio negativo sulla Provincia che rivendica autonomia dallo Stato, ma poi assume il centralismo come stile nei rapporti con le amministrazioni comunali. Allo stesso modo, secondo Kompatscher, dovranno essere ridisegnati i rapporti all’interno della Giunta (“gli assessori devono amministrare nella propria responsabilità le competenze che hanno, sia pure in un confronto continuo con gli altri”) e del Governo provinciale col Consiglio, che è il luogo in cui “si deve discutere sui grandi sviluppi della società”. Lo slogan che tutto riassume: “Im verstärkten Miteinander gemeinsam zum Ziel” (insieme alla meta, rafforzando la collaborazione).
Il presidente “designato” non parla volentieri di “terzo Statuto”, eppure nella sostanza conferma: “Lo Statuto va riscritto, tutti i gruppi linguistici insieme, in uno spirito comune, in modo che tutti i cittadini possano sentirsi qui a loro agio”. Sottolinea la funzione di ponte che l’Alto Adige deve avere, “un potenziale ancora troppo poco sfruttato”. Per questo è necessario investire nel plurilinguismo e amplificare la collaborazione dei tre gruppi linguistici.
L’intensità di questo “lavorare insieme” dipenderà molto anche dall’esito delle prossime elezioni. Quanti voti otterrà il partito di raccolta? Chi rappresenterà l’opposizione: i Freiheitlichen, i Verdi? Esisteranno ancora il Pd e il Pdl? Se la Svp, come è possibile, non otterrà la maggioranza assoluta dei consiglieri provinciali e se il centrosinistra riuscirà ad avere una buona affermazione, è probabile che la corresponsabilità dei gruppi possa conoscere il necessario salto di qualità.
È assai difficile fare previsioni in un contesto politico così strano come quello che ci si presenta, in questi mesi, a livello nazionale. Viene da sperare che almeno la Svp possa avere una sua buona tenuta. Diciamo un quaranta per cento. Sarebbe un punto fermo quanto mai interessante (per tutti) di fronte ad un sistema politico che tende altrimenti ad una pericolosa liquefazione.