Grenzräume

Alto Adige – 19.1.2006 – Intervista a Beatrice Simonsen

Beatrice Simonsen è curatrice del libro “Grenzräume. Eine literarische Landkarte Südtirols” (ed. Raetia, Bolzano). Le abbiamo posto alcune domande.

Come si vede oggi l’Alto Adige dalla lontana Vienna?

Visto da Vienna l’Alto Adige è associato ad una doppia questione. In primo luogo è visto come una stupenda regione nella quale il mito nostalgico dell’Italia (il suono della lingua, cui si legano la leggerezza e la gioia di vivere) si è spinto fino tra i monti (che vengono percepiti come “tirolesi” e dunque “austriaci”). In secondo luogo è ancora viva la memoria del “conflitto sudtirolese”, il quale resta sospeso nell’aria e del quale qui a Vienna non si sa bene se esso ci sia ancora o meno. Per questo la mia intenzione di curare questo libro, che aveva come titolo di lavoro “il Sudtirolo – superamento della storia in direzione dell’Europa”, ha suscitato curiosità.

Secondo lei si può parlare di una letteratura sudtirolese?

C’è una letteratura sudtirolese che si confronta con la storia regionale, con la Heimat e con l’identità, e che dimostra la sua efficacia anche lontano dall’ambito altoatesino.

Anche il paesaggio, le montagne, il turismo, il confronto con l’italiano sono caratteristiche sempre ricorrenti. Tuttavia con la caduta dei confini nazionali nel senso di un vasto spazio culturale europeo, le limitazioni regionali perdono un poco il loro fascino letterario. Come risulta dai testi che ho scelto per la mia pubblicazione, la letteratura sudtirolese sta per essere, per così dire, consegnata alla storia.

Il caso Alto Adige può essere considerato esemplare nel parlare di confini e identità?

Io ho preso il “caso” Alto Adige come un esempio per quegli “ambiti di confine” („Grenzräume“) che nella loro storia regionale hanno dovuto (o devono, come è il caso dei Balcani, dove alcuni Paesi si sono definiti da poco tempo e stanno ancora tracciando i propri confini per separarsi gli uni dagli altri) subire spostamenti politici e culturali. La letteratura sudtirolese può essere osservata nel suo complesso. Essa è un esempio positivo di come il potenziale di conflitto politico e sociale possa essere trasformato in creatività letteraria. Una regione produttiva sul piano letterario in modo simile all’Alto Adige è l’enclave tedesca della Transilvania in Romania, dove autori come Eginald Schlattner (per esempio il suo libro “Klavier im Nebel”, appena pubblicato) contribuiscono alla rielaborazione della storia regionale.

Quali erano le sue intenzioni nello scrivere questo libro? Considera raggiunti i suoi obiettivi?

Nel mio lavoro di critica letteraria sono rimasta colpita dalla ricchezza e dalla particolarità della letteratura sudtirolese. Il mio obiettivo era quello di scegliere dei testi dal o sul Sudtirolo, di metterli in relazione così da tracciare una “mappa letteraria del Sudtirolo”. Nello scambio tra i punti di vista risulta particolarmente evidente come può essere intenso il lavoro letterario in questa situazione. In questo senso vedo raggiunto uno degli obiettivi.

Nel lettore dovrebbe nascere il desiderio di approfondire la lettura. Volevo sollevare interrogativi, stimolare e favorire una presa di posizione verso questo mondo. Non era mio scopo dare delle risposte dirette o trarre delle conclusioni frettolose e superficiali. “Il superamento della storia dell’Alto Adige in direzione dell’Europa” è una questione ancora piena di punti di domanda. Sta ai sudtirolesi saper trasformare questo punto interrogativo in un punto esclamativo.

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