Bolzano-Roma

Alto Adige – 4.4.2005

La diocesi altoatesina è un laboratorio a cui papa Giovanni Paolo II ha guardato certamente con un certo interesse. Posta al crocevia di storie e culture diverse essa è rivolta alla chiesa di Roma ma non è indifferente ai fermenti che in questi anni hanno vitalizzato le chiese locali di Austria e Germania. Bressanone e Bolzano sono un punto di snodo e di comunicazione tra due mondi fra i quali, nel corso dei secoli, non sono mancate frizioni e rotture sul piano religioso ed ecclesiale.

La chiesa altoatesina ha sempre saputo, pertanto, di essere sotto particolare osservazione. Ha avuto la consapevolezza di non essere periferia ma, a suo modo, centro. Una situazione privilegiata e al tempo stesso scomoda, che ha richiesto una buona dose di prudenza. Lo si è visto ad esempio dopo il 1995, con il lancio della raccolta di firme da parte del movimento “Noi siamo Chiesa” in calce ad una “petizione popolare ecclesiale” che chiedeva una “svolta democratica”, l’accesso delle donne ai ministeri ecclesiali, l’abolizione del celibato per i preti, sollevando altre questioni che per Roma, nel corso di questo ultimo lungo pontificato, altro non erano che fumo negli occhi. Bolzano non ha potuto fare altro che prendere tempo.

I maggiori frutti nel rapporto tra l’Alto Adige e Roma si sono colti nel campo delle “aperture”. Lo slancio ecumenico di papa Wojtyla ha trovato pieno riscontro nel motto episcopale “syn” (insieme) di mons. Wilhelm Egger, il quale ha partecipato attivamente ai lavori delle commissioni per l’ecumenismo e il dialogo in sede regionale e nazionale.

Le importanti encicliche sociali del papa, per molti aspetti, hanno trovato in Alto Adige un campo di prova. Del resto della soluzione pacifica delle controversie si era occupato lungamente già il vescovo Gargitter il quale, pochi mesi prima dell’elezione del papa polacco, in un messaggio dal titolo “No alla violenza – Sì alla pace”, invitava gli altoatesini a non consentire che la propria coscienza civile si adagiasse sulle conquiste raggiunte.

Il papa è stato sempre in sintonia con le iniziative proposte alla diocesi di Bolzano-Bressanone. Nel 1988, a Pietralba, confermava il vescovo nella scelta di portare i fedeli ad una maggiore confidenza con i testi sacri. In quella stessa occasione dava il suo mandato particolare: “È missione partico­lare dei cristiani di questa ter­ra di agire nello spirito di Cristo, nel rispetto dell’iden­tità e della particolarità del­l’altro e nell’impegno a colla­borare per la giustizia e per la pace”. Giustizia, pace, salvaguardia del creato sarebbero stati i punti cardine dei primi programmi diocesani del vescovo Egger, insediato proprio da Giovanni Paolo II nel 1986, dopo le dimissioni, per motivi di salute, di mons. Gargitter.

Proprio dai messaggi papali per la giornata mondiale della pace, ogni primo gennaio, sarebbero arrivati ulteriori spunti di approfondimento. “Per giungere alla pace, educare alla pace”, “La verità come forza della pace”, “Offri il perdono, ricevi la pace”, “Dalla giustizia di ciascuno nasce la pace per tutti”, “Dialogo tra le culture per una civiltà dell’amore e della pace”, sono solo alcuni titoli. Particolarmente pertinente alla realtà altoatesina è il messaggio di inizio 1989: “Per costruire la pace, rispettare le minoranze”. In esso si dice, tra l’altro, che “la crescente consapevolezza, che si avverte oggi ad ogni livello nei riguardi della condizione delle minoranze, costituisce nel nostro tempo un segno di sicura speranza per le nuove generazioni e per le aspirazioni di tali gruppi minoritari. Infatti, il rispetto verso di essi va considerato, in qualche modo, come la pietra di paragone per un’armoniosa convivenza sociale e come l’indice della maturità civile raggiunta da un Paese e dalle sue istituzioni. In una società realmente democratica garantire la partecipazione alla vita pubblica delle minoranze è segno di elevato progresso civile, e ciò torna ad onore di quelle nazioni, nelle quali a tutti i cittadini è garantita una tale partecipazione in un clima di vera libertà”.

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