Rispetto di tutte le vittime

Alto Adige – 17.7.2003

Su tutta la vicenda che ruota attorno all’arresto di un prete bolzanino accusato di molestie, violenza, pedofilia, ognuno si augura che sia fatta presto chiarezza. È giusto, anche se doloroso, lasciare che la giustizia faccia il suo corso, possibilmente in fretta. Sì, perché comunque si concludano le indagini e l’eventuale processo, c’è già fin d’ora chi sta pagando un prezzo elevato. Le vittime sono più d’una e così anche le colpe.

Non c’è dubbio che chi per prima soffre per quanto accaduto sia la ragazza che ha sporto denuncia. Indipendentemente dalla colpevolezza di don Carli (a cui personalmente, lo dico subito, non credo), è evidente che “qualcuno” o “qualcosa” è entrato nella vita della giovane donna turbandone quella serenità a cui tutti abbiamo diritto. In base a quanto si conosce non è possibile aggiungere altro.

In secondo luogo, è evidente che il sacerdote indagato e chiuso in una cella d’isolamento è anch’egli in ogni caso una vittima. Se egli fosse davvero un pedofilo, come vuole l’accusa, oltre che meritare il carcere ed avere l’obbligo di risarcire le persone coinvolte, sarebbe comunque un individuo malato e bisognoso di cure.

Se invece, come ritiene la “vox populi” e tutti coloro che lo conoscono, don Giorgio è del tutto estraneo alla vicenda, allora, come è ovvio, sta subendo una pena non meritata e che è destinata a segnarlo per tutta la vita. Il dubbio è sempre duro a morire.

Ma ci sono altre vittime. Una di esse è la Chiesa cattolica nei confronti della quale i fatti di Bolzano riaccendono vecchi e radicati pregiudizi. Purtroppo, come è noto, non si tratta di pregiudizi del tutto infondati. Che (anche) nella Chiesa esista un problema pedofilia è cosa risaputa, soprattutto dopo gli scandali scoppiati recentemente negli Stati Uniti i quali hanno provocato l’intervento diretto del papa. È vero che la Chiesa in passato si è adoperata per nascondere e mettere a tacere. Un grave errore: i problemi non si risolvono facendo finta che essi non esistono. Così il papa, finalmente, ha tuonato di fronte ai vescovi americani dicendo chiaramente che la pedofilia è insieme un crimine e anche un peccato: “L’abuso che ha causato questa crisi – ha detto – è un errore sotto tutti i punti di vista e viene giustamente considerato un crimine dalla società; è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio: alle vittime e alle loro famiglie esprimo il mio profondo senso di solidarietà e partecipazione”. E ha aggiunto: “L’abuso dei giovani è sintomo di una grave crisi che colpisce non solo la Chiesa, ma l’intera società”.

Sono molte oggi, anche all’interno della Chiesa, le persone impegnate a combattere la violenza sui bambini. È sufficientemente conosciuta la “crociata” contro la pedofilia informatica di don Fortunato di Noto. È innegabile che la pedofilia crea forte imbarazzo alla comunità cristiana. “Non voglio capire i preti pedofili”, dice don Antonio Mazzi. “Spero solo che una malattia, una gravissima malattia, li possa giustificare. Abbiamo da una parte un papa, che pellegrina per il mondo, testimoniando la fede, la carità, la verginità, il martirio… E dall’altra centinaia di preti che sfigurano il volto di questa Chiesa”.

Il molto bene operato da decine di migliaia di religiosi, volontari, semplici fedeli, passa in secondo piano alla semplice notizia (che poi magari si risolve in una bolla di sapone) di un’accusa di pedofilia. Non sembra però essere il caso di Bolzano dove l’unanime incredulo sconcerto ha attenuato per ora l’“effetto gogna”.

Tutta questa brutta storia, comunque, potrà produrre anche altre vittime e svelare altre colpe. È evidente che potrà essere posta in discussione l’autorevolezza della giustizia e degli inquirenti, qualora le loro conclusioni dovessero rivelarsi affrettate. È in gioco pure, per lo stesso motivo, la credibilità degli psicoterapeuti e la loro capacità di orientarsi nella complessità dell’anima umana, dove realtà e fantasia, fatti e sentimenti si aggrappano gli uni agli altri.

Comunque vada a finire, ci sarà da riflettere pure per i professionisti dell’informazione. Uno scandalo estivo può anche far perdere la testa e la cronaca giudiziaria, basata spesso su mezze voci di corridoio e ammiccamenti, non è sempre il regno incontrastato degli scrupoli di coscienza, dell’equilibrio, dell’obiettività e della verità. Bastano poche righe per incrinare la fama di un professionista coscienzioso e innocente, come è già avvenuto, o di un prete, di un’intera comunità o di un’istituzione.

Dunque molte le vittime, molte le colpe e qualche pretesa immunità. Dato che la dignità umana non ha prezzo, non resta che augurarsi che ognuno si muova all’insegna del rispetto di tutte le persone coinvolte.

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