Vita Trentina – 6.10.2002
Quando spirano venti di guerra a livello planetario il rischio è di dimenticarsi che la pace, quella vera, comincia nelle nostre case e nelle nostre città. In Alto Adige il no ad un nuovo intervento armato in Iraq sarà gridato per le vie di Merano, sabato 5 ottobre, dove le varie associazioni pacifiste ed ecologiste che aderiscono alla Rete di Lilliput risponderanno all’appello del Forum sociale europeo per una giornata contro la guerra. La scelta di Merano non è solo legata al fatto che la città del Passirio da sempre è luogo di incontro tra lingue, culture e religioni diverse. Nel capoluogo altoatesino infatti, sabato, di “pace”… non si può parlare: è la giornata di silenzio e riflessione che precede la consultazione referendaria che dovrà confermare o meno la scelta dell’amministrazione cittadina di rinominare l’ex piazza della Vittoria, figlia di un regime oppressore, in piazza della Pace. Appunto.
A far comprendere il legame tra la guerra irachena che incombe ed il messaggio racchiuso nel nuovo nome della piazza ci ha pensato il comboniano padre Alex Zanotelli. Su invito del Laboratorio per la Nonviolenza, di Pax Christi, dell’Azione Cattolica e delle Acli, p. Alex è arrivato in città martedì pomeriggio. Nella chiesa di Tre Santi stipata di gente ha invitato a “riconciliarsi nel nome della pace”, in una “serata di riflessione sulle lacerazioni, le contrapposizioni e le divisioni fra i popoli e le strategie per una risoluzione nonviolenta dei conflitti”. Così mentre il vicepresidente del Consiglio Gianfranco fini arringava la folla davanti al monumento alla Vittoria, il comboniano ha proposto una vera e propria veglia di riconciliazione, ponendo al centro del suo intervento le comunanze tra la possibile guerra in Iraq ed il bisogno di pace sempre attuale in una terra come l’Alto Adige. “Tutto nasce – ha detto – dallo stesso spirito di contrapposizione. Le grandi guerre scoppiano perché quelle piccole non vengono risolte”. “Non ci può essere futuro – ha continuato – se prevarranno, qui come in qualunque parte del mondo, le analisi strumentali della politica e non si interromperà quella spirale di violenza. Per questo ho accettato di portare il mio grido per l’urgenza di un seme di conciliazione anche in questa terra dove evidentemente c’è ancora e viene a galla l’odio”. E ha stigmatizzato l’eventuale ingresso dell’Italia “nell’assurda guerra” contro l’Iraq, invitando piuttosto a superare “la perversa dinamica che vede il 20% del mondo che si pappa l’83% delle risorse di tutto il pianeta”.

Il messaggio fondamentale rimane comunque questo: il nome della pace deve essere riempito di contenuti e per far questo è necessario passare attraverso la riconciliazione, che presuppone l’incontro e la corresponsabilità. C’è da imparare dall’Africa, ha spiegato p. Alex, dove le cerimonie di riconciliazione (il pensiero va al Sudafrica del dopo apartheid) necessitano del perdono, vero atto dirompente.
Eppure, ha ammonito Zanotelli, “ho sempre la sensazione terribile che a Bolzano come a Trento si investa sempre di più in muri invece che nella cultura e nella costruzione della comunità”.
Che il referendum di domenica non sia solo un fatto bolzanino lo conferma Edi Rabini, compagno di strada di Alex Langer: “Ho ricevuto in questi giorni da Gerusalemme un saluto dagli amici Sami Adwan e Dan Bar-On, premi Alexander Langer 2002. Si erano riuniti ancora una volta, assieme a sei docenti israeliani e sei palestinesi, per proseguire l’ambizioso progetto della scrittura di un testo di storia comune riservato ad alunni del ciclo superiore. Siamo impegnati, hanno scritto, a disarmare la storia”.
Per questo motivo si è mosso lo stesso Consiglio nazionale di Pax Christi che, nell’aderire alla scelta di dedicare una piazza alla pace, scrive: “Ci sembra un atto di apertura ad un orizzonte di convivialità delle differenze, come direbbe don Tonino Bello, oltre che un messaggio di armonia in un momento storico che vive nel terrore della guerra preventiva e permanente”.
Guerra e pace, anche in questa regione, sono più vicine ed attuali di quanto non possa sembrare.