Alto Adige – 15.9.2002
Il nazionalismo è una bestia che si impossessa delle menti delle persone, anche di quelle più innocue, più pacifiche. Persino delle menti delle persone intelligenti. Abbiamo l’ultimo secolo e mezzo di storia a dimostrarcelo. Ma la stessa conclusione la si può trarre leggendo molti degli interventi di chi partecipa al forum telematico proposto dall’Alto Adige sul tema del nome di piazza della Pace.
Il nazionalismo si nutre di simboli, di sentimenti, di slogan, di falsa memoria, di falsa cultura. Con diverse gradazioni il forum in questione ne offre abbondanti esempi.
“Spero che chi partecipa a questo forum non sia rappresentativo di tutti gli italiani dell’Alto Adige”, scrive un navigante. Atteggiamento saggio. Di fronte all’insieme del “dibattito telematico” ci possono essere infatti reazioni diverse. Per molti versi verrebbe da piangere o, tutt’al più, da arrabbiarsi. Ma tra tante idiozie, volgarità, battute di cattivo gusto, emergono anche delle ragioni e in ogni caso dei buoni spunti di riflessione.

Certamente, sia pure in modo confuso, emerge una realtà: la questione di piazza della Pace non è affatto di secondaria importanza. Dietro al semplice cambiamento nel nome di una piazza stanno mille altre cose di cui è bene tener conto quando si fa politica, cultura e informazione.
L’aspetto più preoccupante è l’equazione che molti fanno tra “vittoria” e identità del gruppo italiano. Qualcuno scrive persino che “in effetti l’unica tradizione locale della comunità italiana a Bolzano è quella di ritrovarsi in piazza Vittoria per festeggiare gli scudetti… Ci tolgono anche questa?” In altri termini: l’identità del gruppo italiano sarebbe il nulla più totale? Ma andiamo avanti. La conseguenza di questo modo di (non) pensare è che toccare la “vittoria” significhi aggredire il gruppo italiano. “Il nome piazza della Pace rappresenta una ulteriore umiliazione perpetrata ai danni di parte del gruppo linguistico italiano… Si potrà avere convivenza solo quando nessuno si vergognerà dei propri simboli, della propria lingua, della propria bandiera e della propria Vittoria…”
Di qui alla semplificazione politica. Scrive un partecipante al forum: “Il problema non è il nome piazza della Pace in sé (credo che a nessuno possa dispiacere) ma la manovra subdola e sottomessa con la quale il sindaco si piega alle richieste della Svp come scambio dei favori elettorali delle scorse elezioni”. Il cambiamento di nome sarebbe vissuto come un “regalo ai tedeschi” oppure alla Svp. Anche su questo c’è ragione di riflettere seriamente.
Spesso è la paura che toglie lucidità di ragionamento. Non è il caso della questione di piazza della Pace? “Ci toglieranno tutto prima o poi!”, scrive qualcuno. “Lo stanno facendo da un po’ ma ora sta diventando davvero una cosa vergognosa…” Questo aspetto della paura è sicuramente più serio di quanto si possa pensare anche se, nel forum, c’è subito qualcuno pronto a farsi beffe dei timori altrui. È innegabile però che il gruppo italiano soffra da anni di una sorta di “sindrome da prossima scomparsa” cui la politica locale non ha ancora saputo dare risposte convincenti. Che questa paura si basi su dati reali oppure no è un interrogativo da tenere in seria considerazione.
Ma un’identità che si basa sull’attaccamento a simboli come il nome di una piazza o un monumento certamente è destinata ad andare in crisi non appena si presenti l’occasione di confrontarsi con la realtà. È una base culturale sulla quale non è possibile costruire nulla. Chi ritiene di dover difendere politicamente un preciso gruppo linguistico, agisce in modo controproducente se coltiva valori e simboli inconsistenti. Lo condanna davvero all’estinzione e alla paura.
I botta e risposta fra i partecipanti al forum spingono a pensare che ci sia bisogno veramente di una svolta nel modo di pensare. La storia, ad esempio, è usata non per spiegare il nostro presente, ma come argomentazione, quasi come un’arma da scagliare addosso all’avversario. La storia serve agli italiani per dire ai tedeschi quanto essi sono stati cattivi e viceversa. Un tal modo di ragionare è perverso ma, ciò che è peggio però in parte giustifica i frequentatori del forum, non è altro che il perdurare di uno stile che politici e uomini di cultura propongono da almeno un secolo. Da una parte e dall’altra. È quel modo di parlare e di agire che presuppone un mondo diviso tra italiani e tedeschi, laddove tutte le ragioni stanno dall’una o dall’altra parte a seconda di chi parla. In questo caso le responsabilità della politica, della cultura e dell’informazione sono state enormi. Ne consegue che proprio la politica, la cultura e l’informazione hanno oggi la responsabilità di individuare percorsi e ragionamenti diversi.
In un contesto che si pretende fatto di italiani e tedeschi, vincitori e vinti, se non si vuole finire in un vicolo cieco bisogna che qualcuno abbia il coraggio civile di spezzare la catena dell’imbecillità (prima ancora che dell’odio).
Le ragioni di tutti meritano rispetto. I toni e gli argomenti del dibattito telematico sul forum di piazza della Pace confermano quanto difficile e coraggiosa sia stata la scelta di rinominare la piazza.
In conclusione: mettendo da parte l’ideologia, gli slogan, gli interessi di partito, i nazionalismi che impediscono di crescere, la scelta di rinominare piazza della Vittoria a quale dei nostri gruppi linguistici porterà in definitiva i maggiori vantaggi?