Alto Adige – 3.4.2002
A Bolzano, nell’immediato dopoguerra, c’era una scuola intitolata a don Narciso Sordo, in via Palermo, poi ribattezzata “San Filippo Neri”. E a Merano un Istituto “Don Sordo”, per qualche anno, ospitò gli orfani di guerra: un’ex caserma, poi trasformata in scuola elementare. Oggi questo nome è scomparso dall’Alto Adige e rimane sul cartello di una via di Castel Tesino, in Valsugana.
Era nato lì, don Narciso Sordo, nel 1899. Ed è morto a nel campo di Gusen 2, presso Mauthausen, i primi giorni di aprile del 1945.
Il quartiere di Don Bosco a Bolzano da qualche anno ne ha riscoperto la memoria, grazie anche alle ricerche di Ennio Marcelli. Nel corso dell’anno giubilare del 2000 il suo nome figurava tra i “testimoni della fede” altoatesini.

Don Sordo, ordinato sacerdote nel 1922, arrivò a Bolzano, nel nuovo quartiere delle semirurali, nel 1942, “per portare il pensiero della Chiesa attraverso la sociologia”, come ricorda don Guido Pedrotti, anche lui cappellano nel quartiere e anche lui, successivamente, internato a Mauthausen e poi a Dachau. Bolzano, allora, faceva parte della grande diocesi di Trento. Don Sordo vi fu inviato con la qualifica di catechista e prese alloggio nell’appartamento sovrastante la chiesetta di via Milano per essere, anche fisicamente, inserito nell’ambiente che avrebbe dovuto curare.
I mesi di guerra passarono veloci e presto giunse l’8 settembre, il cambiamento di fronte dell’Italia, l’occupazione nazista della regione dove, insieme con la provincia di Belluno, fu creata la Zona di Operazione Prealpi, di fatto annessa al Terzo Reich.
Per questa ragione don Sordo, tornato al suo paese per l’estate, non rientrò a Bolzano, ma rimase a Castel Tesino, per essere vicino alla famiglia e alla sua gente, collaborando con il parroco nella cura d’anime.
Don Narciso Sordo si trovò ad un certo punto implicato nella fuga di alcuni partigiani; nel novembre 1944 venne arrestato e fu detenuto per alcuni giorni a Borgo Valsugana.
È del 9 dicembre il suo ritorno a Bolzano, questa volta in catene, destinazione provvisoria il campo di concentramento di via Resia: Blocco E, Detenuti Politici, matricola 7120.
Dal campo di via Resia, come è noto, periodicamente vennero effettuati trasporti di prigionieri verso la Germania. Così l’8 gennaio del 1945 don Narciso Sordo partì per Mauthausen. Poiché parlava anche il tedesco, gli fu affidato il compito di interprete. Questo non fu un privilegio né lo esentò dal lavoro e dalle sevizie, ma per lui il fatto di sentirsi utile ai compagni di sventura divenne motivo di coraggio.
Ha scritto A. De Gentilotti: “La sua parola animava, incoraggiava, teneva alto il morale. Egli pregava sempre, pregava per i suoi compagni, pregava per i suoi cari lontani, pure in pericolo. Tutta la sua persona, tutto il suo cuore, tutto il suo animo egli mise a nostra disposizione. Ci proteggeva. Salvò molti compagni dalle bastonate. Don Sordo era sempre circondato da molti compagni che ricorrevano a lui per consiglio”.
Una sola volta, raccontano i sopravvissuti, lo videro abbattuto: quando un aguzzino gli ruppe gli occhiali, un’inutile angheria per metterlo in difficoltà.
Un compagno di prigionia tornato dal lager ha ricordato come don Sordo reagì alla vista di uno dei “Kapos” che percuoteva selvaggiamente un prigioniero italiano: “Don Sordo si avvicinò e cercò di difendere il malcapitato. Il Kapo allora prese a bastonare don Sordo, continuando per un tratto di circa 100 metri. Don Sordo camminava senza un gesto di protesta. Mi pareva di vedere Gesù Cristo quando saliva il Calvario”.
Ai primi di febbraio un gruppo di prigionieri, fra i quali don Sordo, venne trasferito al campo di lavoro di Gusen 2. Era un campo di lavoro dove gli internati venivano sfruttati fino allo stremo in lavori molto pesanti. Don Narciso, come tanti altri, si ammalò. Verso fine marzo le sue condizioni di salute peggiorarono. Mancava meno di un mese alla liberazione. Un miraggio, per il sacerdote. Le forze non gli ressero: morì ai primi di aprile del 1945 ed il suo corpo fu gettato tra tanti altri nei forni crematori.
Il noto giornalista Luigi Accattoli, qualche anno fa, ha pubblicato un libro sui “Nuovi martiri – 393 storie cristiane nell’Italia di oggi”. Ha inserito don Narciso Sordo nell’elenco dei “martiri della dignità della persona umana”.