Alto Adige – 5.3.2002
Il Nordest è stato, fino a pochi decenni fa, terra di emigrazione. Migliaia di persone si sono imbarcate verso il Nuovo Mondo o sono salite sui treni diretti nell’Europa fredda, in cerca di lavoro e di futuro. Ancora oggi nelle Americhe è possibile imbattersi in intere colonie composte dai discendenti di coloro che, oltre un secolo fa, lasciarono per sempre i loro paesi del Veneto e del Tirolo. Tutti i nostri emigrati, i loro figli e i loro nipoti conservano nella memoria il ricordo vivo di uno dei momenti cruciali della loro storia: quello dell’accoglienza nel paese di arrivo.

Di questo si discute, quando si parla di dare regole all’immigrazione. Come sta facendo, tra molte polemiche, il nostro Parlamento. La proposta cosiddetta “Bossi-Fini” ha avuto l’approvazione del Senato ed ora attende di essere esaminata alla Camera dei deputati.
Mentre rimangono, sia a livello di popolazione che di forze politiche, alcune pur preoccupanti sacche di razzismo xenofobo, il pensiero comune negli ultimi anni si è così evoluto: da un lato si teme l’immigrato, soprattutto se clandestino, perché lo si ritiene portatore di criminalità; dall’altro ci si rende conto che oggi l’economia regionale e nazionale non potrebbe reggersi senza il lavoro degli stranieri. Essi sono una risorsa economica, anche se poi del nostro benessere profittano solo delle briciole: solo una piccola parte della ricchezza da essi prodotta torna effettivamente a beneficio delle loro famiglie nei paesi d’origine. Il resto lo spendono qui, per mangiare, vestirsi, pagare l’affitto (ammesso che trovino casa).
C’è chi si occupa da anni del fenomeno immigrazione e soprattutto delle persone degli immigrati. Giancarlo Perego, (Caritas Italiana) dice chiaramente che questo disegno di legge non si prende cura della “salvaguardia dei diritti e doveri della persona immigrata ma considera l’immigrato solo come un lavoratore temporaneo necessario e utile all’azienda-Italia”.
Il bisogno di sicurezza dei cittadini è certamente un’esigenza seria. Eppure anche la Fondazione Migrantes, espressione della Chiesa italiana, individua nella proposta una concezione di “immigrazione usa e getta” in cui, spiega mons. Luigi Petris, “non c’è lo sforzo di guardare alla persona immigrata nella drammaticità dei suoi bisogni, non si vuole vedere che questa è una ‘immigrazione da disperazione”.
“È una legge – ribadisce il gesuita Francesco De Luccia, responsabile del Centro Astalli che a Roma accoglie immigrati e rifugiati – che non considera gli immigrati come persone umane, ma come forza lavoro: se non servono più, vengono sbattuti fuori dall’Italia molto agevolmente”. Più facili le espulsioni, quasi… senza diritto di replica o di ricorso. Rimpatri di disperati che vengono esibiti come trofei dagli uomini di governo…
La futura legge, se da un lato opera un giro di vite per reprimere l’immigrazione clandestina, dall’altro rende più precaria la vita dei molti (la maggior parte) immigrati regolari. Una persona immigrata, per dirne una, potrà chiedere di essere raggiunto dai suoi figli minori ma non dalla sua mamma…
Lo straniero è “ridotto a soggetto utile solo se e fino a quando produce ricchezza”. Dovesse perdere il lavoro, avrà solo sei mesi per trovarsene uno nuovo, ad esempio. Ma in questo modo rimane davvero in balia di molti datori di lavoro senza scrupoli (ce ne sono naturalmente anche di ottimi) che possono così facilmente tenere sotto pressione i propri dipendenti. Una norma che, paradossalmente, li avvicina ai lavoratori italiani che, proprio in questi giorni, scendono in piazza per difendere l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che si occupa di analoghi argomenti.
È solo un esempio, ma per molti versi si tratta davvero di una questione di diritti. La cosa diventa evidente quando si parla di diritto d’asilo. Un diritto, lamenta su Famiglia cristiana Giovanni Conso (oggi presidente del Comitato italiano per i rifugiati), confinato in due striminziti articoli, messi a chiusura del disegno di legge…” Eppure l’articolo 10 (inattuato) della nostra Costituzione è chiaro: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
Già, la legge… La legge italiana sembra sempre più evolversi in qualcosa di analogo ad una legge economica, i cui parametri sono la domanda e l’offerta. Il profitto, prima del diritto.