Alto Adige – 28.3.2002
Chi oggi voglia visitare il convento cistercense (il “convento nuovo”) di Wiener Neustadt vi troverà una lapide che ricorda il martirio del padre priore Alberich Rabensteiner, trucidato dalla follia bellica proprio il 2 aprile 1945. Come oggi si era nei giorni di Pasqua. Era precisamente il Lunedì dell’Angelo, quando nel convento si compì il tragico evento. Un soldato russo fece irruzione nell’edificio sacro con l’arrogante pretesa di farsi consegnare le donne ivi presenti. Tutto, verosimilmente, avvenne in pochi minuti. Padre Alberich si rifiutò ripetutamente di fornire al soldato informazioni sulle donne nascoste. A quel punto il milite dell’Armata Rossa (che altrove portò in quei giorni la liberazione) lo trascinò davanti all’altare dedicato a Maria e lo ammazzò con una raffica la mitragliatrice.
Il ruolo della Chiesa cattolica durante la Seconda guerra mondiale è tutt’oggi oggetto di discussioni e di accuse. Anche di più pacate ricostruzioni storiche. Non c’è da meravigliarsi che al suo interno ci siano state da un lato pavide connivenze o discutibili silenzi diplomatici, dall’altro atti eroici, alcuni dei quali, come il “no” del priore cistercense, poco o per nulla conosciuti.
Padre Alberich Rabensteiner era un figlio delle nostre valli. Nato il 28 gennaio 1875 a Villandro, entrò nel 1898 nel convento Heiligenkreuz come frate dell’ordine cistercense e fu ordinato sacerdote nel 1903. Dopo una serie di servizi pastorali in diverse parrocchie, nel 1918 fu nominato priore del nuovo convento di Wiener Neustadt, contribuendo, tra le due guerre, a tutta una serie di lavori di restauro e di rinnovamento.
Verso la fine della Seconda guerra mondiale la città venne distrutta da pesanti attacchi aerei alleati in quanto sede di alcune delle principali industrie di armamenti. La devastazione e le decine di morti non fermarono i religiosi del convento, che si impegnarono a soccorrere i feriti e a prelevare i cadaveri. Malgrado il costante pericolo, raccontano le cronache, padre Rabensteiner si metteva ogni giorno per strada per prendersi cura dei caduti. Li avvolgeva in fogli di carta o, più rari, pezzi di stoffa, e li legava per dare loro una degna sepoltura. Padre Rabensteiner e i suoi confratelli salvarono anche molti soldati feriti semplicemente togliendoli dalla strada ed evitando così che venissero travolti dai carri armati russi.

Il 31 marzo 1945 l’esercito sovietico fece ingresso in città. Gli abitanti si dettero alla fuga e, in particolare donne e bambini, bussarono ai portoni dei frati che li nascosero nelle cantine. Il padre priore si occupò di loro fino al 2 aprile, fino cioè al momento della sua tragica e assurda fine. P. Rabensteiner è sepolto tra le mura del suo Convento.