Alto Adige – 3.2.2002
Santi ed eroi sono destinati, da che mondo è mondo, a dividere gli animi. Sono dei rompiscatole. Turbano le coscienze, mettono gli uomini e le donne di fronte alle proprie responsabilità. Tanto che ci si chiede sempre: sono santi, eroi o pazzi? Così per Josef Mayr-Nusser, il dirigente dell’Azione cattolica altoatesina che, nel 1944, si rifiutò di prestare il giuramento delle SS. Lo fece per motivi religiosi, in coerenza con quanto da lui sempre affermato. Aveva detto a Pentecoste del 1936: “Il culto dei capi, che oggi sperimentiamo, è spesso una vera e propria idolatria … Oggi si deve mostrare alle masse che l’unico capo che solo ha diritto ad una completa, illimitata autorità e ad essere una guida è Cristo, nostro capo…”. Una coerenza che gli costò la vita. Emise l’ultimo suo respiro su di un carro merci diretto al lager di Dachau, nel febbraio del 1945.

Una figura rimossa per anni, quella del “Nusser Pepi”, come lo chiamavano gli amici, ma di cui ora si riconosce il valore. Anche a livello nazionale. Già anni fa il noto giornalista Rai Paolo Giuntella ne aveva proposto da Roma la storia sul mensile dell’Azione Cattolica. Tre anni fa le edizioni San Paolo di Milano avevano poi dato alle stampe il libro biografia del bolzanino Francesco Comina (“Non giuro a Hitler”). Ieri il nostro Josef Mayr-Nusser è arrivato sulle pagine del Corriere della Sera con un lungo articolo a firma della scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti che ne racconta le vicende e riferisce del fatto che è in corso anche una causa di beatificazione.
“La chiesa locale è molto interessata oggi a questo procedimento”, ci spiega il dott. Peter Egger, professore al Vinzentinum di Bressanone e postulatore della causa Mayr-Nusser. “Di fronte a Josef Mayr-Nusser – aveva scritto il vescovo Wilhelm Egger qualche anno fa – si dividono le opinioni e le convinzioni: gli uni gli rinfacciano di avere distrutto inutilmente la sua vita e la gioia della sua famiglia, gli altri rimangono affascinati dalla sua personalità forte e lineare, dal suo coraggio e dalla sua fedeltà a Cristo fino alla morte. Chi misura Josef Mayr-Nusser solo con criteri terreni – concludeva il vescovo – scuoterà la testa davanti alla vita di questo cristiano convinto e soprattutto davanti alla sua ultima scelta…”
Nel 1990 è stata costituita l’associazione (“Aktionsgruppe Mayr-Nusser”) con il compito di avviare l’iter. La Chiesa stessa infatti non promuove la causa di beatificazione in quanto essa nel procedimento ha funzione di giudice e pertanto non può essere parte in causa. Il vescovo ha dato il suo benestare all’associazione affinché si procedesse. Dopo di ciò è stata aperta formalmente la causa. Il processo vero e proprio invece sarà avviato nei prossimi mesi, con la presentazione della documentazione da parte del prof. Peter Egger.
Che Josef Mayr-Nusser sia un martire della fede non ci sono dubbi. Ecco il racconto del suo rifiuto riportato dal suo commilitone Franz Treibenreif:
“Improvvisamente, durante la spiegazione, Pepi alzò la mano e chiese al maresciallo se poteva parlare; poi, in breve, ma con parole chiare, spiegò che egli non poteva prestare giuramento. Il maresciallo rimase di stucco, poi andò a chiamare il comandante della compagnia che chiese a Pepi per quale motivo non poteva prestare giuramento. Pepi rispose che era per motivi religiosi. Il comandante chiese ancora: ‘Dunque lei non si sente un nazionalsocialista al cento per cento?’ Pepi rispose deciso: ‘No, non lo sono’. Il comandante rimase calmo, chiese solo a Pepi di porre per iscritto la dichiarazione che aveva appena rilasciato, cosa che Pepi fece subito…”
Un no, quello del “Nusser Pepi”, pronunciato il 4 ottobre dei quasi 60 anni fa, che risuona potente ancora oggi. Il 4 ottobre è una sorta di “giornata della memoria” in chiave altoatesina.