Alto Adige – 26.1.2002
Soffrite di anemia, mancanza di appetito, affaticamento mentale, scarsa produzione di latte materno (vale per le donne, è ovvio), oppure consunzione, tubercolosi, febbre, gotta, calcoli renali, gastriti, mal di gola? E ancora: di emicrania, di scarsa virilità (vale per gli uomini naturalmente), bassa longevità? In passato si sarebbe detto: Curatevi con il cioccolato. In un passato relativamente recente, perché nel nostro passato remoto il cioccolato non esiste proprio.
Proviamo a chiudere gli occhi e a pensare la nostra civiltà occidentale (superiore?) senza cacao, cioccolata e cioccolato. Impossibile, inimmaginabile. Eppure solo dall’800 la cioccolata, come la conosciamo oggi, è entrata a far parte della quotidianità degli abitanti del vecchio continente (dopo qualche secolo di anticamera).
Originario dell’America centrale, il cacao è un regalo di Aztechi e Maya, l’ultimo dono, per dirla con un libro di recente pubblicazione, prima di soccombere alla Conquista spagnola. Il libro in questione, a cura di Grazia Bruttocao e Giuliana Adamo (Monboso Casa Editrice, Gressoney Saint Jean, 2001) racconta “L’ultimo dono di Quetzalcòatl”, un “viaggio intorno al cioccolato e divagazioni”.
Dunque l’Occidente è debitore (per il cacao e per quante altre cose…?) di una civiltà che ha contribuito a distruggere. Ma il cacao è, appunto, un dono. Per noi, come per gli antichi popoli mesoamericani. La leggenda narra che fu Quetzalcòatl, primo degli déi, a donare agli uomini l’agricoltura, l’industria e l’arte, ma soprattutto il mais ed il cacao. Sceso tra i Toltechi del Messico da un raggio di stella, diede loro ogni frutto coltivabile ed infine una pianta che aveva sottratto agli altri dei, da cui essi ricavavano una bevanda riservata solo a loro: il cacao. Cibo degli dei, dunque, e difatti il rapporto tra cacao e religione fu sempre particolare. Anche dopo lo sbarco della polvere scura sulle coste europee. Per secoli tenne banco la questione se il sorseggiare una tazza di cioccolata comportasse o meno la rottura del digiuno quaresimale. Altra contesa fu quella per stabilire se fosse lecito, per le signore dei coloni della Nuova Spagna, sorseggiare o meno cioccolata durante (sì, durante!) le funzioni religiose: si arrivò al divieto esplicito e, di conseguenza, ad un vero e proprio boicottaggio delle sante messe. Così come, d’altra parte, alcuni preti decisero di anticipare gli orari della prima messa per non dover rimanere troppo a lungo nell’attesa della propria razione quotidiana di cacao. “Vediamo così – commentano ironiche le autrici – che nel processo di cristianizzazione del mondo indigeno, i rappresentanti della superiore cultura europea o non andavano ad ascoltare la messa (le dame) o non la dicevano neppure (i sacerdoti) pur di non rinunciare al cibo degli dei, naturalmente pagani”.
Alla ricerca della vera cioccolata, dunque, con tanto di ricettario. Un viaggio, oltre che nella cucina, nell’antropologia, nella letteratura e nella storia di altre terre così lontane, così vicine.

Grazia Bruttocao – Giuliana Adamo, “L’ultimo dono di Quetzalcòatl, viaggio intorno al cioccolato e divagazioni”, Monboso Casa Editrice, Gressoney Saint Jean (AO), 2001