Pubblicato nel volume:
Tante voci, una storia. 1923/2023. Cento anni del Liceo Classico di Merano (maggio 2023)
L’anno che precedette il passaggio del liceo dalla storica sede di via delle Corse al villaggio scolastico di via Wolf coincise con la frequenza da parte mia, per un anno, del Ratsgymnasium di Bielefeld, nell’ambito dei soggiorni studio organizzati a quel tempo dalla Provincia autonoma di Bolzano nel Nord della Germania.
Al mio rientro a Merano la scuola non era già più quella dal profumo di antico nel vecchio palazzo benedettino, con le sue scale di pietra, gli scricchiolii dei pavimenti in tavole, le stufe a cherosene, ma una struttura moderna, funzionale, dotata del necessario a un insegnamento adeguato ed efficace. Odore di fabbrica.
Non più la piccola, vivace comunità del liceo Carducci (sufficiente a se stessa, tanto da non avvertire del tutto la presenza parallela, ai piani di sotto, degli studenti d’altra lingua del liceo Weber), ma centinaia di ragazzi e diversi istituti scolastici, fatti confluire nel cosiddetto “School Village”.
Tutto bello con un unico neo: il muro.
Il centro scolastico era stato concepito e realizzato in modo tale che da un lato si sarebbero insediate le scuole con-lingua-di-insegnamento-italiana, dall’altro quelle con-lingua-di-insegnamento-tedesca. Entrate e cortili agli antipodi. Tra l’una e l’altra metà una parete, la porta chiusa a doppia mandata. In una parola: il muro.
Alla richiesta da parte di studenti e studentesse di poter andare dall’altra parte (“ummi”) per incontrare colleghe e colleghi d’altra lingua, la risposta perentoria fu: no, quella porta non si apre. Inizio autunno 1984[1].
Che fare? In quegli stessi giorni l’assessore alla cultura Anton Zelger aveva affermato pubblicamente che tra scuole italiane e tedesche non ci sono muri. Scrivemmo un volantino bilingue, lo riproducemmo grazie al ciclostile della parrocchia di Santo Spirito e lo distribuimmo la mattina prima di lezione a studentesse e studenti in transito sul marciapiede di via Wolf. Diceva, urlava: “Il muro esiste! Die Mauer existiert!”.
L’appello (che diede una piccola scossa anche a politica e mass media) fu subito raccolto da alcuni colleghi di lingua tedesca e produsse frutti durevoli di partecipazione e cittadinanza attiva. Ci incontrammo e decidemmo di dare contenuti veri alla nostra voglia di andare “oltre il muro”. Di aprire quella porta.
Il primo passo fu l’organizzazione di una serie di incontri, in orario extrascolastico ma all’interno della scuola, aperti a tutti, sulla storia (controversa) dell’Alto Adige. C’era infatti la forte consapevolezza che senza una seria prospettiva storica e senza gli strumenti culturali per andare al di là della strumentalizzazione della storia stessa (e dunque del presente), non ci si sarebbe capiti davvero e non si sarebbe mai diventati protagonisti consapevoli di una storia nuova. Possibilmente senza muri.

[1] A onor del vero il prof. Franco Lampone, recentemente scomparso all’età di 89 anni (luglio 2021), un latinista e grecista siciliano (di Milazzo) che proprio quell’anno fu preside del liceo Carducci, condivise e sostenne le istanze degli studenti. Non molti anni fa ritornò per qualche giorno a Merano. Mi invitò per un caffè in un bar del centro. Parlammo a lungo di isole e di muri.