All’alba del ‘900

All’alba del ‘900 il territorio dell’attuale Alto Adige si trova distribuito, sul piano ecclesiastico, tra due grandi diocesi. Quella di Bressanone comprende la parte nord-orientale e l’alta val Venosta. Quella di Trento amministra la Bassa Atesina, Bolzano, la bassa valle dell’Isarco, la valle dell’Adige fino a Merano ed alla Venosta, inglobando dunque una grossa fetta di territori di lingua tedesca, ladina e mistilingui.

Persa di fatto la partita per l’unità religiosa[1] del Tirolo, la Chiesa locale, nel suo rapporto con la società, eredita dal 19° secolo due questioni di grande rilievo. Si tratta dei rapporti tra le diverse concezioni dell’impegno politico dei cattolici e della questione nazionale, che contrappone, nel Tirolo, le frange più estreme dei gruppi nazionali italiano e tedesco, con l’emergere, inoltre, della coscienza etnica ladina.

Nel corso del 19° secolo cominciava a porsi con vigore la questione nazionale. Da un lato, soprattutto dopo il 1848, il Trentino rivendicava invano una propria autonomia politico-amministrativa. Dall’altro motivi economici spingevano molti tirolesi italiani a migrare verso il Sudtirolo, soprattutto nella valle dell’Adige. Un fatto che alterava i rapporti numerici tra i gruppi linguistici, ponendo nuovi problemi sia politici che pastorali. Nei centri principali si comincia ad attuare una cura d’anime specifica per le comunità di lingua italiana: a Bolzano fin dall’inizio dell’800, a Merano nella seconda metà del secolo.

In politica si acuiscono i conflitti tra liberali e conservatori, tra cattolici e socialisti, e quindi, all’interno del campo cattolico, tra conservatori e cristiano-sociali. Una dialettica nuova che mette in crisi gli stessi vescovi.

È il professore di teologia brissinese Aemilian Schöpfer che nel 1898 fonda il partito cristiano-sociale tirolese, avversato apertamente dal vescovo Simon Aichner[2], ma accolto con favore dai professori del seminario e dal giovane clero. Nel 1901 Roma riconosce, pur con rammarico per la scissione, entrambi i partiti, quello conservatore e quello cristiano-sociale.

Dopo la morte del vescovo Eugenio Carlo Valussi[3] a Trento (1903) e le dimissioni del vescovo Aichner (1904), l’imperatore, nel 1904, nomina i due nuovi vescovi. Celestino Endrici[4], a Trento, simpatizza per i cristiano-sociali, Josef Altenweisel[5], a Bressanone, per il partito conservatore, ma ha già esperienza di mediazione tra le due fazioni. A Bressanone il conflitto rimane acceso fino alla nomina del vescovo Franz Egger[6] (1912-1918). Nel frattempo però, e soprattutto dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia, il confronto tra le nazionalità soppianta del tutto la dialettica ideologica.

Celestino Endrici

I rapporti tra Chiesa e Stato sono ancora vagamente influenzati dall’impostazione giuseppina, anche se, nel corso dell’800, i successori dell’imperatore Giuseppe avevano optato per un rapporto più morbido con le autorità ecclesiastiche. Comunque fino all’inizio del ‘900 lo Stato manterrà speciali diritti nei confronti della Chiesa. Franz Egger e Celestino Endrici, ad esempio, sono gli ultimi vescovi di nomina imperiale.


[1] Nella seconda metà dell’800 il Tirolo si oppone alle norme che introducono la libertà religiosa in tutto il territorio dell’Impero.

[2] Simon Aichner. Nato a Terento nel 1816, ordinato sacerdote nel 1840. Vescovo di Bressanone dal 1884 al 1904.

[3] Eugenio Carlo Valussi. Nato a Talmassons (UD) nel 1837, ordinato sacerdote nel 1860. Dal 1886 al 1903 vescovo di Trento.

[4] Celestino Endrici. Nato a Don in val di Non (TN) nel 1866, ordinato sacerdote nel 1891. Nel 1904 è nominato vescovo di Trento, nel 1929 arcivescovo. Muore nel 1940.

[5] Josef Altenweisel. Nato a Niederdorf presso Kufstein (A) nel 1851, ordinato sacerdote nel 1876. Vescovo di Bressanone dal 1904 al 1912.

[6] Franz Egger. Nato nella valle dello Ziller (A) nel 1836, ordinato sacerdote nel 1860. Vescovo di Bressanone dal 1912 al 1918.