9 – La nuova diocesi

Scartata l’ipotesi della creazione di una nuova diocesi a Bolzano, separata da Trento e Bressanone, il 6 agosto 1964 nasce la nuova diocesi di Bolzano-Bressanone, come erede diretta di quella di Bressanone la quale, dopo aver perso i territori del Tirolo settentrionale ed orientale e del Vorarlberg, viene ampliata verso sud, ottenendo dall’arcidiocesi di Trento la zona situata entro i confini della provincia di Bolzano e venendo così a coincidere con quest’ultima.

Qualche ferita però rimane aperta anche dopo quello storico 6 agosto. Rispettare fino in fondo il Concordato infatti significa accettare alcuni compromessi.

Il più facile da accettare è lo spostamento della sede diocesana da Bressanone a Bolzano. Un po’ di malumore a Bressanone è comunque inevitabile, anche se in città rimangono tuttora importanti istituzioni diocesane come la Cattedrale col Capitolo, il seminario maggiore e minore, lo Studio teologico, il museo, l’archivio, l’accademia Nicolò Cusano.

Un secondo compromesso è la scelta di Trento come sede metropolitana della provincia ecclesiastica di cui vengono a far parte le due diocesi. Bolzano-Bressanone diventa quindi diocesi suffraganea di quella Trento.

Ma il compromesso più pesante è senza dubbio il distacco dei territori di Cortina e di Livinallongo. Si tratta di due decanati comprendenti le parrocchie di Cortina d’Ampezzo, Pieve di Livinallongo, Arabba, Colle S. Lucia, e le curazie di Andraz, Larzonei, Soraruaz e Ornella.

I ladini

I ladini, dopo essere stati smembrati dal governo fascista dal punto di vista economico e amministrativo, risultano oggi ripartiti in due regioni e tre province, e ora lo sono anche dal punto di vista ecclesiale, divisi ormai in tre diocesi, anziché in due come prima. I ladini residenti nella diocesi di Bolzano-Bressanone, nei decenni successivi, hanno comunque avuto la possibilità di proporre, anche all’interno della comunità ecclesiale, la questione del loro ruolo come gruppo linguistico, acquisendo una maggiore coscienza della propria identità e avviando, anche in campo liturgico, importanti innovazioni. L’attenzione della Chiesa per la comunità ladina è portata a maturità dal vescovo Egger ed è espressa chiaramente dal papa Giovanni Paolo II quando, in visita pastorale a Pietralba nel luglio del 1988, rivolge ai ladini un saluto particolare nella loro lingua.

Il cammino del Pacchetto

Vale la pena mettere in rilievo il parallelo tra l’istituzione di due diocesi “provinciali” ed il cammino del Pacchetto, che ha portato allo Statuto di autonomia del 1972, il quale a sua volta dà maggiori poteri alle province rispetto alla regione. Si può dire che la Chiesa abbia anticipato i tempi rispetto al potere civile.

E come l’autonomia è stata realizzata grazie al contributo di tutti i gruppi linguistici (con forze avverse dall’una e dall’altra parte) così anche la realizzazione della nuova diocesi ha visto l’impegno delle varie parti.

È curioso infine notare che la soluzione di una diocesi unica per l’Alto Adige, mentre all’inizio del secolo era stata concepita per “dividere” una nazionalità dall’altra, è infine diventata invece la premessa per un lavoro comune tra le diverse comunità linguistiche.

L’idea di fondo è stata questa: l’Alto Adige è una comunità a sé stante, che percorre un cammino comune, pur essendo composta da vari gruppi linguistici. Pertanto, ha la necessità di un unico pastore. Un’idea di per sé rivoluzionaria, soprattutto se pensiamo che è stata formulata all’inizio degli anni ‘60.