7 – Opzioni: la “scelta” tra due dittature

Nel corso degli anni Trenta si pongono le basi internazionali per una svolta nei rapporti interni alla provincia di Bolzano. Mentre il prefetto Mastromattei mette in atto i nuovi provvedimenti per l’italianizzazione dell’Alto Adige, nel 1933 Adolf Hitler diviene cancelliere del Reich. Con lo sguardo rivolto a quanto avviene oltre Brennero, nello stesso anno nasce l’organizzazione clandestina del VKS (Völkischer Kampfring Südtirol), con lo scopo di “riunire tutti i tedeschi insediati fuori dei confini in un unico Reich”.

In un primo tempo il Governo di Roma assiste agli eventi tedeschi con scetticismo e si erge a paladino dell’indipendenza dell’Austria. Il fatale avvicinamento tra Mussolini e Hitler è legato alla campagna d’Etiopia (1935-1936), in seguito alla quale l’Italia resta isolata e sanzionata internazionalmente. Nasce l’Asse Roma-Berlino. Gli eventi si susseguono rapidi. Nel 1938 l’Austria ed i Sudeti vengono annessi alla Germania, l’anno dopo l’Albania all’Italia. Nel maggio del 1939 i due dittatori si legano definitivamente col Patto d’Acciaio.

L’Alto Adige dove, malgrado le misure del regime, vive una forte minoranza di lingua tedesca, si pone ora come potenziale pietra d’inciampo per l’alleanza tra i due imperi. Soprattutto da qui scaturisce l’esigenza di individuare una risposta risolutiva ad ogni possibile questione. E’ così che nel giugno del 1939 si raggiunge a Berlino l’accordo delle “opzioni”. In base ad esso i cittadini del Reich residenti in Alto Adige sono obbligati all’espatrio. Ai sudtirolesi di lingua tedesca e ladina si dà la possibilità di scegliere entro l’anno tra la cittadinanza italiana e quella germanica. In quest’ultimo caso anch’essi saranno tenuti ad emigrare nel Reich. Lo scontro si fa serrato. Il VKS si dedica ad una feroce propaganda per l’opzione, agendo come terminale del partito nazista. Ad esso si oppone la lega Andreas Hofer che si batte, in situazione di inferiorità numerica, affinché la popolazione resti in Alto Adige. Anche la Chiesa si esprime maggioritariamente contro l’opzione, con l’eccezione autorevole del vescovo di Bressanone Geisler il quale opta egli stesso per la Germania.

La situazione sfugge di mano al Governo italiano. Roma non aveva puntato sull’espatrio totalitario, che si sarebbe dimostrato un plebiscito contro l’Italia, ma non aveva saputo contrapporre una propaganda efficace e credibile a quella messa in atto in favore dell’opzione. Alla fine più di otto sudtirolesi su dieci sceglieranno la Germania. Una parte di essi comincia ad emigrare oltre Brennero e fino al 1943 oltre 70.000 persone varcheranno il confine. Un dramma, la “scelta”, che la Bolzano italiana farà sempre difficoltà a comprendere in tutte le sue implicazioni.

Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005.