7 – Chiesa, opzioni e nazismo

Nel 1939, a seguito dell’accordo tra Mussolini e Hitler per il trasferimento della popolazione di lingua tedesca in Germania, la Chiesa locale, soprattutto i sacerdoti, è spesso in prima linea sulle posizioni di chi opta per restare nella propria terra.

Il tragico periodo delle opzioni ferisce profondamente la comunità ecclesiale soprattutto nella diocesi di Bressanone, dove la maggioranza del clero si schiera contro l’emigrazione, mentre il vescovo Geisler (volendo seguire come pastore la stragrande maggioranza dei fedeli che sceglie di lasciare l’Alto Adige e volendo tornare, per gli ultimi anni della sua vita, nella sua terra natale, la valle dello Ziller) opta per la Germania, sia pure con una decisione sofferta e solo dopo aver chiesto invano a Mussolini un’udienza durante la quale poter chiarire il trattamento che sarebbe stato riservato a chi avesse optato per l’Italia. Si era infatti diffusa la voce che gli optanti per l’Italia sarebbero stati tutti trasferiti a sud del Po[1].

Nessuna frattura invece nell’arcidiocesi di Trento dove clero e arcivescovo si pronunciano apertamente contro il trasferimento nel Reich.

Dopo l’8 settembre 1943 si pone il problema del rapporto tra le due diocesi e le autorità naziste, insediatesi nella Zona di Operazione Prealpi.

Il vescovo Geisler, a differenza di molti esponenti del clero, aveva guardato con fiducia alla Germania nazista, al punto di vietare che si desse lettura pubblica nelle chiese dell’enciclica di Pio XI “Mit brennender Sorge” (1937), pubblicata invece nella diocesi di Trento.

Durante l’occupazione la Curia di Bressanone intrattiene rapporti non conflittuali con le autorità, riuscendo così ad evitare scontri e persecuzioni. Ciononostante il nuovo regime fa cessare nel 1941 la pubblicazione del Katholisches Sonntagsblatt e nel 1943 chiude il seminario minore Vinzentinum. Momenti di attrito si avranno negli ultimi giorni di guerra.

Anche Vita Trentina, il settimanale della diocesi di Trento, viene soppresso. Diversi personaggi del clero diocesano tridentino vengono ricercati, incarcerati o perseguitati, a causa della loro attività contro le opzioni ed il regime nazista. Tra questi don Josef Ferrari, il canonico Michael Gamper, don Daniele Longhi, don Guido Pedrotti, don Rudolf Posch, don Narciso Sordo. Il dirigente dell’Azione cattolica Josef Mayr-Nusser, essendosi rifiutato di prestare giuramento alle SS, viene internato nella prigione di Danzica e muore di stenti durante il viaggio di trasferimento a Dachau.


[1] Sui motivi che inducono il vescovo Geisler ad optare per la Germania cfr. Josef Gelmi, “Chiesa e opzioni nel Sudtirolo 1939/1940”, in “Incontri sulla storia dell’Alto Adige”, a cura di Giorgio Delle Donne, Provincia Autonoma di Bolzano, 1994. Gelmi riassume così il suo contributo: “Concludendo si può dire, che nella diocesi di Trento quanto a opzio­ni clero e curia erano ambedue contro l’emigrazione e quindi non sorsero particolari difficoltà. A Bressanone invece si arrivò ad una deplorevole scissione, che ha lasciato profonde ferite. Gli attori principali di questo dramma erano il vicario generale Pompanin e il vescovo Geisler da un lato e il prevosto del duomo Egger, il decano del duomo Mang e il rettore del seminario maggiore Steger dall’altro. Mentre la convinzione del vescovo Geisler, che dopo l’emigrazione della popolazione non avrebbe più potuto assolvere il suo ministero a Bressanone, merita la nostra comprensione, bi­sogna pure constatare, che il clero ha capito la pericolosità del nazionalso­cialismo e si è quindi rifiutato di votare per la Germania. Il Vaticano, mi­nacciato dal regime fascista e legato dal concordato, ha inizialmente ap­provato il famigerato accordo italo-tedesco, in seguito ha però cambiato atteggiamento ed ha lasciato a tutti i sacerdoti libera scelta”.