4 – I nuovi altoatesini

Data la sua impostazione marcatamente nazionalista, il fascismo, in Alto Adige, gode di scarso seguito nel gruppo di lingua tedesca, più attento semmai a quanto accade oltre Brennero. Il regime si manifesta dunque come un fenomeno specificamente italiano, assumendo le stesse forme che ha nel resto del Paese: organizzazioni giovanili, partito, istituti di cultura, pubblicazioni. Il regime riesce però solo parzialmente nella sua opera di fascistizzazione della società e di italianizzazione della provincia e spesso la sua presenza reale non va oltre alle semplici forme esteriori.

Dopo l’annessione dell’Alto Adige al regno d’Italia ricomincia quella lenta immigrazione di italiani provenienti dalle altre province che si era avviata decenni prima in modo spontaneo. Inizialmente, ora, il fenomeno è limitato agli insegnanti, agli impiegati e ai quadri amministrativi. Solo con gli anni Trenta l’immigrazione diviene un aspetto fondamentale della politica di italianizzazione. Si punta specialmente su Bolzano, che nel giro di pochi anni, nei piani di Mussolini, dovrà trasformarsi nel capoluogo “italiano” della nuova provincia, in un centro di centomila abitanti. I bolzanini sono 37 mila nel 1931 e già 60 mila nel 1940. Si progetta una grandiosa espansione urbanistica della città, soprattutto al di là del Talvera, coinvolgendo professionisti di fama come Marcello Piacentini, l’autore del monumento alla Vittoria. Si realizzano numerosi nuovi quartieri, attribuendo ad essi i nomi derivati dalla retorica di regime: Vittoria, Venezia, Tiberio, Cesare Battisti, Littorio, Dux.

Il resto della provincia è meno toccato da questo tipo di interventi. A Merano, ad esempio, ci si limita a realizzare grandi impianti sportivi come l’ippodromo di Maia, nuove caserme, alcune case popolari. Un’eccezione è rappresentata dalla frazione di Sinigo, sorta peraltro già alla fine degli anni ’20 dopo la bonifica del fondovalle paludoso e la costruzione di una fabbrica di concimi chimici della Montecatini.

L’impulso maggiore all’immigrazione italiana soprattutto a Bolzano, lo si è già accennato, sarà dato dalla creazione, a partire dal 1935, della Zona industriale.

Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005.