3 – La politica di italianizzazione

L’idea del rispetto delle differenze culturali e politiche tramonta definitivamente dopo i primi anni del governo di Benito Mussolini. L’amministrazione della provincia unica della “Venezia Tridentina” è inizialmente affidata ad un prefetto con sede a Trento. Solo nel 1927 sarà creata la Provincia di Bolzano da cui sarà però staccata la Bassa Atesina.

Il nascente regime, nel corso degli anni, applica in modo più o meno radicale i provvedimenti ideati da Ettore Tolomei, tendenti in primo luogo all’italianizzazione dell’Alto Adige. Si comincia col proibire l’uso del nome “Tirolo” e col sopprimere gradualmente, dal 1923, la lingua tedesca dalle scuole (con pochissime eccezioni) e dagli uffici pubblici. Viene introdotta la toponomastica italiana e, col tempo, è vietato l’uso dei nomi tedeschi. Si favorisce l’italianizzazione dei cognomi. I giornali non fascisti, sia tedeschi che italiani, vengono chiusi e si permettono ora solo le pubblicazioni, anche in lingua tedesca, che siano controllate dal regime o legate alla Chiesa. Il tutto si basa su di un’opera di mistificazione storica: “Lassù – dice Mussolini nel 1927 – non c’è che una minoranza di italiani che parlano un dialetto tedesco come lingua d’uso, e lo parlano solo da mezzo secolo”.

Come nel resto del Paese, i partiti non fascisti e molte associazioni sono sciolti e le amministrazioni comunali elette vengono sostituite dai podestà, quasi tutti di lingua italiana. Gli impiegati pubblici di lingua tedesca sono tendenzialmente allontanati e rimpiazzati. Anche i trentini impiegati in Alto Adige, dalla metà degli anni Trenta, saranno in gran parte trasferiti fuori provincia.

Vengono pure messi in atto provvedimenti, in realtà con poco successo, per acquisire poderi da affidare a contadini delle “vecchie province” e sono abrogati antichi usi come quello del “maso chiuso”, che ha lo scopo di impedire il frazionamento dei terreni.

La classe dirigente di lingua tedesca in un primo tempo cerca di venire a patti col nuovo regime finché non prevale definitivamente la linea dura dettata da Tolomei. Le proteste cessano dopo i primi anni, con l’avvio della dittatura vera e propria. Per salvaguardare la madrelingua bandita dall’insegnamento, si crea una rete di scuole clandestine (la “scuola nelle catacombe”) che il regime spesso reprime duramente.

Nel corso degli anni il Governo favorirà l’immigrazione di persone di lingua italiana dal resto del Paese allo scopo di sovvertire i rapporti numerici tra i gruppi linguistici. Anche a questo scopo sarà creata, dal 1935, la Zona industriale di Bolzano e si farà spazio a nuovi insediamenti.

Da: P. Valente, F. de Battaglia, Trentino Alto Adige. La nostra storia. Nomi fatti e volti di un territorio e del suo giornale. 2 volumi. SETA, Bolzano 2005.