Mani che grondano sangue. Ma Pasqua è vita e speranza

QuiMedia – 2.4.2026

Una delle immagini più controverse della presente retorica bellicista è quella di Donald Trump attorniato da una schiera di pastori che pregano per lui. Il legame tra politica e religione è un elemento presente in tutta la Bibbia – per non citare altri libri sacri – e c’è anche nei racconti evangelici della passione che leggiamo in questi giorni.

Tra la folla che applaude Gesù Cristo al suo ingresso a Gerusalemme – episodio che la tradizione fa rivivere la Domenica delle Palme – molti sono quelli che pensano che sia arrivata l’ora del riscatto. Vedono in lui il capo politico che solleverà il popolo, armato di spada, contro l’odiata occupazione romana. Resteranno delusi. Tanto che, quegli stessi che la domenica gridavano “osanna” il venerdì urleranno “crocifiggilo”.

Fa specie come da duemila anni nelle chiese si proclamino parole come “amate i vostri nemici”, “porgete l’altra guancia”, “amatevi gli uni gli altri” e molto altro e al tempo stesso, a cominciare almeno da Costantino, si invochino il nome di Dio e la croce di Cristo per benedire le armi e invocare la vittoria. Si parla qui in particolare delle guerre di offesa, quelle provocate da chi ha gli arsenali per farlo e di cui siamo impotenti spettatori in questi tempi drammatici.

La Domenica delle Palme papa Leone ha ricordato che Gesù, invece, è il “re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: «Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue» (Isaia 1,15)”.

Qualche giorno prima il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa aveva detto che “l’abuso e la manipolazione del nome di Dio per giustificare questa e qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo”. “Se è presente in questa guerra, Dio è tra quelli che stanno morendo, che stanno male, che soffrono”.

Se la religione è incompatibile con la violenza, anche la politica non è riducibile alla conquista del potere. È tutt’altro: l’arte di costruire il bene comune. Cosa che presuppone una fede salda nella dignità umana. Strumentalizzare la religione per motivi “politici” svilisce invece la stessa politica e i suoi attuali protagonisti.

Ma la Pasqua, lungi dal nascondere violenza e morte, è un inno alla speranza e alla vita. Dunque: buona Pasqua (in particolare alle vittime della guerra e ai costruttori di pace)!

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