Caritas Ucraina e Caritas Italiana, l’aiuto nasce dalla fraternità

“Caritas from Identity to Action” è il nome del progetto che da metà 2025 permette, grazie alla collaborazione delle due agenzie ecclesiali, di portare aiuto nel contesto di guerra ucraino. Il gemellaggio tra Kolomyia e Pescara-Penne: il sostegno reciproco “ci ricorda che non siamo soli”

di Svitlana Dukhovych – Vatican News – 31.3.2026

Comprendere il significato della comunità non a parole, ma attraverso l’esperienza. Questo si sta realizzando grazie al progetto “Caritas from Identity to Action”, promosso da Caritas Ukraine (della Chiesa greco-cattolica) con il sostegno di Caritas Italiana, e avviato nel luglio 2025, con l’obiettivo di protrarlo fino all’ottobre 2026.

È stato il senso profondo della comunità che ha spinto le rappresentanti di Caritas Italiana ad affiancare i loro fratelli e sorelle in un Paese segnato da quattro anni di guerra. L’iniziativa vuole far sì che l’azione di Caritas non sia percepita soltanto come risposta ai bisogni immediati, ma come espressione di una identità ecclesiale e pastorale radicata nel Vangelo e nella promozione integrale della persona. L’obiettivo è rafforzare la capacità della rete Caritas Ukraine di operare in modo sempre più coerente con l’identità Caritas, attraverso un programma strutturato di formazione destinato a operatori e volontari.

Particolare attenzione è dedicata anche al rafforzamento del partenariato tra Caritas Italiana e Caritas Ukraine, segno concreto di comunione e solidarietà tra Chiese. Il progetto comprende inoltre sessioni di formazione online e in presenza, materiali didattici, una comunità di formatori, una guida di riflessione sull’identità Caritas e una biblioteca digitale di risorse. È un esempio tangibile di solidarietà, servizio e fede in azione, che dimostra come l’impegno condiviso possa sostenere chi più ne ha bisogno.

A Leopoli per rafforzare la comunità

«Più la comunità è viva, e più sa rispondere con le risorse di cui dispone ai bisogni delle persone», sottolinea nell’intervista ai media vaticani Paolo Valente, vicedirettore di Caritas Italiana, che recentemente ha guidato il corso formativo a Leopoli, nell’Ucraina dell’ovest. Il corso ha coinvolto circa 50 partecipanti provenienti da undici Caritas diocesane, con l’obiettivo di estendere il percorso a una decina di parrocchie per ciascuna diocesi. «Ci si concentra su ciò che vuol dire comunità. Il cristiano – continua Valente – è chiamato alla testimonianza della carità. Tutto parte da lì, compreso quel che riguarda la situazione politica, o la situazione economica contingente e, in questo caso, anche la situazione di guerra che vive l’Ucraina e purtroppo non solo l’Ucraina. L’approccio cristiano è quello dell’ascolto, del favorire la relazione, dell’aprire gli occhi, del costruire ponti anziché muri. Naturalmente, questo non viene fatto esplicitamente in questo progetto in relazione alla guerra, ma sicuramente pone le basi per un futuro che sia di pace giusta, sostenibile e duratura».

Valente evidenzia il coinvolgimento dei partecipanti «interessati a condividere domande e proposte, ad ascoltare l’esperienza italiana». “In Italia – spiega – ci sono più di 200 Caritas diocesane e ognuna fa storia a sé. Anche in Italia abbiamo bisogno di uno scambio continuo e anche di arricchirci di realtà più giovani di Caritas Italiana, che ci pongono delle domande». I rappresentanti di Caritas Ukraine hanno dimostrato anche molta concretezza nella ricerca di soluzioni a possibili problemi, per esempio, per le fonti di finanziamento. «Senza aspettarsi tutto dalle fonti esterne di finanziamento – afferma Valente – ho visto che ogni realtà è molto interessata a rimanere con una discreta autonomia e a dare sostenibilità alla progettualità».

Il vicedirettore di Caritas Italiana sottolinea pure che a Leopoli ha visto «la condivisione dell’approccio basato sulla comunità, secondo il quale non basta attuare dei progetti sociali in modo professionale e organizzato, ma è importante che questi progetti siano espressione di una comunità viva. Più la comunità è viva, e più sa rispondere con le risorse di cui dispone ai bisogni delle persone».

«Io – racconta Valente – sono uscito decisamente arricchito da questi due giorni a Leopoli e, a quanto mi hanno detto, anche i nostri amici ucraini sono stati contenti di questo incontro con Caritas Italiana. Che non si limita all’incontro con me, perché alcuni di loro erano già stati in Italia nell’ambito dei gemellaggi, altri hanno ospitato qualcuno in Ucraina e quindi gli scambi ci sono».

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