Habermas, i nazionalismi, il patriottismo costituzionale

QuiMedia – 19.3.2026

Negli ultimi anni il riemergere dei nazionalismi in Europa e l’affermazione dei populismi in molte democrazie occidentali – dagli Stati Uniti a diversi Paesi dell’Unione – hanno riaperto una discussione che il filosofo tedesco Jürgen Habermas – scomparso lo scorso 14 marzo all’età di 96 anni – aveva anticipato già da tempo.

Nel pensiero di un uomo che ha conosciuto attivamente le contraddizioni del secolo scorso e di questo, la rinascita dei nazionalismi non è un fenomeno puramente culturale o identitario, ma il sintomo di una trasformazione profonda nelle democrazie dell’era della globalizzazione.

Habermas ha visto prima di altri come la globalizzazione economica ha progressivamente eroso la capacità degli Stati nazionali di controllare i processi economici e sociali. Le decisioni che incidono sulla vita dei cittadini – dalla finanza ai commerci internazionali – vengono spesso prese in contesti sovranazionali o da attori globali difficilmente controllabili dalla politica democratica. Questo scarto tra potere economico globale e politica nazionale produce un senso diffuso di perdita di controllo.

È in questo vuoto che si inseriscono i nuovi nazionalismi. In Europa, i partiti sovranisti hanno costruito il loro consenso promettendo un ritorno alla sovranità nazionale, presentata come l’unico argine alla globalizzazione e all’immigrazione. Negli Stati Uniti, il fenomeno populista esploso negli ultimi anni ha seguito una traiettoria simile: la promessa di “riprendere il controllo” delle frontiere, dell’economia e dell’identità nazionale.

Per Habermas, tuttavia, questo ritorno del nazionalismo è in gran parte illusorio. Gli Stati nazionali, da soli, non sono più in grado di governare processi economici e politici che operano su scala globale. Il rischio è che il richiamo all’identità nazionale sia solo uno strumento politico capace di mobilitare paure e frustrazioni, ma incapace di offrire soluzioni reali.

Il filosofo tedesco ha contrapposto a questa deriva l’idea di un “patriottismo costituzionale”: un senso di appartenenza fondato non su etnia o tradizione, ma sui valori democratici e sui diritti condivisi. In Europa questo progetto si traduce nella necessità di rafforzare le istituzioni politiche dell’Unione, colmando il divario tra integrazione economica e legittimazione democratica.

La stagione dei nazionalismi e dei populismi, letta alla luce delle riflessioni di Habermas, appare dunque come la manifestazione di una crisi della democrazia nella globalizzazione. Non un ritorno al passato, ma il segnale che la politica non ha ancora trovato le forme adeguate per governare un mondo sempre più interdipendente ma esposto – come mostrano i numerosi conflitti in atto – alla logica del divide et impera.

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