Opportunismo politico con le gambe corte

Vita Trentina – 15.3.2026

Gli scricchiolii nella Giunta provinciale di Bolzano percepiti negli ultimi giorni e settimane mettono in luce l’ambiguità politica che ha portato a suo tempo a un matrimonio d’interesse tra Svp e Centrodestra.

Avendo alle elezioni del 2023 il Partito di raccolta raggiunto poco più di un terzo dei voti – pari a 13 seggi su 35 – vi era la necessità di trovare una maggioranza in cui non ci fossero solamente due consiglieri provinciali di lingua italiana, presenti “a titolo etnico” (Art. 50 dello Statuto: “La composizione della Giunta provinciale di Bolzano deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici quali sono rappresentati nel Consiglio della Provincia”).

Con grande sorpresa da parte degli osservatori più ingenui, il presidente Arno Kompatscher, che certamente non è uomo di destra, ha escluso, come cinque anni prima, una coalizione di centrosinistra (Team K, Verdi, Pd e Civica insieme avrebbero dato nove seggi) e ha preferito tirare nella barca della costituenda giunta la Lega, Fratelli d’Italia e Die Freiheitlichen (in tutto cinque seggi, sei con l’appoggio esterno della Civica). L’esponente della Lega in corso d’opera ha cambiato casacca, passando a Forza Italia (che aveva ottenuto lo 0,6 per cento dei voti).

Già nella legislatura precedente la Svp di Kompatscher aveva governato con la Lega. Ma ora, a inizio 2024, entravano nella compagine anche i Fratelli d’Italia (eredi diretti del MSI) e Die Freiheitlichen (accasati in Europa nello stesso gruppo dei partiti di Le Pen, Orban e Salvini).

Niente di più lontano dalle idealità espresse da Kompatscher. Quanto basta per far rivoltare nella tomba i padri dell’Autonomia.

La contraddizione è emersa in tutta la sua evidenza in occasione della manifestazione per la “remigrazione”, tenutasi sabato 28 febbraio. Il presidente della Provincia Kompatscher ha dichiarato: “Remigrazione non è altro che un eufemismo per deportazione. Dove vengono violate le regole, intervengono le leggi. Ma remigrazione ed espulsione sono due cose diverse. A differenza dell’espulsione regolata dalla legge, che garantisce il rispetto dei diritti umani, la cosiddetta remigrazione è una deportazione arbitraria”. E ancora, annunciando la sua partecipazione alla contromanifestazione: “Continuerò a combattere con tutte le mie forze le ideologie fasciste e a difendere lo Stato di diritto e il rispetto dei principi costituzionali”.

Il vicepresidente “italiano” Marco Galateo, invece, avendo preso le distanze da Kompatscher, qualche giorno dopo se n’è uscito con questo post: “Se al corteo a favore dell’immigrazione (non ho capito se legale o illegale) a Bolzano c’erano tremila persone che hanno sfilato contro il razzismo e a favore dell’accoglienza, a questo punto mi aspetto coerenza da parte dei partecipanti. Se ognuno di loro si prendesse un solo migrante, avremmo risolto il problema dell’ospitalità in tutto l’Alto Adige”. Quanto basta per far definire Galateo “indegno” dal suo collega assessore Philipp Achammer.

Altri stracci sono volati alcuni giorni più tardi tra gli assessori Christian Bianchi (ex Lega) e Ulli Mair (Die Freiheitlichen) a proposito del governo dell’Istituto per l’edilizia sociale.

La questione di fondo riguarda i motivi per cui si costruisce una maggioranza che ha i numeri (risicati) per governare, ma non condivide le ragioni ideali dell’impegno politico e le basi dell’autonomia. L’unica spiegazione plausibile – così banale – è l’opportunismo della Svp che ritiene di ottenere di più “da Roma” facendo spazio, nei propri palazzi, a esponenti delle forze politiche che governano il Paese. Che poi il loro peso specifico renda davvero ragione allo spirito della Statuto di autonomia, è tutto da verificare.

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