Remigrazione. L’homo insipiens e le sue non-parole

QuiMedia – 19.2.2026

Negli Stati Uniti si parla apertamente di “deportazione”. “Le deportazioni di massa stanno migliorando la qualità della vita degli americani” (dal sito della Casa Bianca). In Europa, dove la memoria del recente passato è ancora viva in qualche angolo delle coscienze, “deportazione” è un concetto tabù. Per questo si dice “remigrazione”.

Il termine è sbucato in Francia, negli ambienti dell’estrema destra identitaria, per passare poi all’area di lingua tedesca, dove è stato adottato dall’AfD (Alternative für Deutschland), il movimento fondato su posizioni che, come dichiarano i vescovi tedeschi, sono incompatibili con i valori cristiani. Nel 2023, in Germania, “Remigration” è stato dichiarato “non-parola dell’anno” (Unwort des Jahres).

In Italia la non-parola non è ancora in tutti i dizionari, ma compare già come titolo di manifestazioni e summit, nonché di un disegno di legge di iniziativa popolare: “Remigrazione e riconquista”.

Alla base dell’idea di “remigrazione” stanno visioni dichiaratamente identitarie, implicitamente razzistiche ed etnocentriche. Niente di nuovo sotto il sole. Sono frutto di quel populismo nazionalista, mascherato da patriottismo, che ha preso piede nell’800 per giungere a piena maturazione nella prima metà del ‘900. Pareva aver esaurito la sua stagione mortifera col nuovo millennio, invece ecco la nuova fioritura, soprattutto in Europa e in America, legata ai noti cambiamenti politico-climatico-culturali.

L’idea di remigrazione si fonda sulla convinzione che la terra appartenga a questo o quel popolo. Ma ogni gruppo umano e ogni persona è, di fatto, migrante o discendente di migranti. Ognuno di noi ha un luogo dove poter remigrare. Alzi la mano chi non ha antenati migranti. Andando a ritroso ci ritroveremmo tutti in Africa, da dove l’homo sapiens ha cominciato a migrare nella notte dei tempi, diffondendosi in tutti i continenti e trasformandosi pian piano in homo insipiens.

Certo che la presenza umana sui territori ha bisogno di regole (ci sono già, si facciano rispettare). La questione delle migrazioni però non si affronta a colpi di slogan, ma rimuovendo le cause che negano alle persone il diritto a rimanere nella propria terra.

Fintanto che il sistema-mondo si fonda su enormi disuguaglianze, fintanto che i potenti perseguono unicamente i propri interessi, i deboli avranno tutto il diritto di migrare.

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