Il disagio: effetto collaterale del “sistema Alto Adige”

QuiMedia – 8.1.2026

Il dibattito sul cosiddetto “disagio degli italiani” in Alto Adige ha avuto sempre un ampio fondamento di verità e un certo ruolo di propaganda. Il secondo tendenzialmente ha oscurato il primo, lasciando irrisolte le questioni di fondo. Due nodi: l’apprendimento della seconda lingua e il “sistema Alto Adige”.

Già dire “gli italiani” è fuorviante. In provincia, sulla base della categoria linguistica (e prescindendo da un corposo gruppo di cittadini stranieri), ci sono altoatesini o sudtirolesi (per me sinonimi) di lingua tedesca, italiana, ladina o mistilingui, molto diversi tra loro e non necessariamente accorpabili in gruppi omogenei.

Molti altoatesinosudtirolesi di lingua italiana hanno un problema. Non conoscono a sufficienza il tedesco. Questo dipende in parte dalla scelta del singolo (chi vuole lo impara) e in gran parte dal contesto – scuole monolingui, prevalenza del dialetto – che frappone ostacoli all’apprendimento. Oggi meglio che ieri, ma molta strada ancora da fare. L’incapacità di comprendere – sul piano linguistico – cosa accade attorno a te, crea di per sé disagio. La buona notizia: le lingue si possono imparare. La cattiva notizia: più difficile quando sono trattate come elemento ideologico e identitario.

Ciò che produce disagio (degli “italiani”, ma non solo) sono gli effetti collaterali di quello (c’è ma non si vede) che viene chiamato “sistema Alto Adige”. L’affermazione dell’autonomia dal dopoguerra agli anni ‘90 non è stata un percorso facile. Ha comportato tra l’altro un compattamento “a prescindere” di parte della società altoatesina. Questa unità – “Geschlossenheit”, parola che richiama anche l’idea di “chiusura” – si è realizzata attorno al partito di raccolta etnica e ha come componenti organiche le lobby economiche, l’informazione/cultura, pezzi di sociale, di chiesa, di formazione dei giovani. Persino una certa “opposizione”, in questo contesto, è organica al sistema.

Per motivi storici e per scelta più o meno consapevole, il gruppo di lingua italiana è escluso da questo “organismo” (ad esempio non è contemplato che suoi esponenti ricoprano ruoli apicali), non tanto per una questione “etnica” (la cooptazione di persone di lingua italiana è prassi consolidata, purché se ne stiano buoni buoni nel proprio orticello), ma perché strutturalmente non organico al sistema (che ha radici nella “Geschlossenheit” e ha sviluppato una società funzionale alla stessa). Ovviamente la cosa è molto più complessa di quanto si possa dire in poche righe.

La cattiva notizia? L’Alto Adige o Sudtirolo non valorizza le risorse umane e culturali di cui dispone e andrà impoverendosi e provincializzandosi. La buona notizia? Troviamola, c’è da qualche parte.

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