Quando le Nazioni erano Unite

Vita Trentina – 23.11.2025

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sessantacinque anni fa, il 31 ottobre 1960, dopo alcune settimane di discussione, approvava una risoluzione (numero 1497) che merita leggere integralmente. Ci riguarda per più di un motivo:

«L’Assemblea Generale,
avendo esaminato il punto 68 del suo ordine del giorno;
considerato che lo statuto dell’elemento di lingua tedesca della Provincia di Bolzano (Bozen) è stato regolato da un Accordo internazionale fra Italia e Austria firmato a Parigi il 5 settembre 1946;
considerato che questo accordo stabilisce un sistema teso a garantire agli abitanti di lingua tedesca di questa provincia “completa uguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro di disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico dell’elemento di lingua tedesca”;
considerato che tra Austria e Italia è sorta una vertenza rispetto all’attuazione del detto accordo;
desiderosa di evitare che la situazione creatasi a causa della vertenza pregiudichi le relazioni amichevoli tra i due Paesi:

1. sollecita le due parti interessate a riprendere i negoziati con il proposito di trovare una soluzione a tutte le divergenze relative all’applicazione dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946,
2. raccomanda che, nel caso in cui i negoziati di cui al paragrafo 1 non conducano a risultati soddisfacenti entro un periodo di tempo ragionevole, le due parti prendano in considerazione la possibilità di cercare una soluzione alle loro controversie mediante uno qualsiasi dei mezzi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite, compreso il ricorso alla Corte internazionale di Giustizia, o qualsiasi altro mezzo pacifico di loro scelta;
3. raccomanda altresì ai Paesi in questione di astenersi da ogni azione che possa pregiudicare le loro relazioni amichevoli».

È noto come a questa situazione si fosse arrivati per la mancata attuazione da parte dell’Italia, secondo l’Austria, dell’Accordo di Parigi del settembre 1946, la “magna carta” dell’autonomia regionale. Nel 1948 era entrato in vigore lo Statuto, redatto e approvato dall’Assemblea costituente. L’autonomia aveva conosciuto da subito una gestione “trentocentrica” che aveva portato l’Austria, che nel 1955 aveva recuperato la piena sovranità, ad assumere una posizione critica, a difesa delle rimostranze da parte dei rappresentanti politici del gruppo di lingua tedesca. Nel 1957 Silvius Magnago aveva lanciato il “Los von Trient” dalla rocca di Castelfirmiano e nell’estate del 1960, appunto, il governo austriaco aveva portato la questione all’attenzione dell’ONU.

Ciò che interessa oggi osservare, nel proporre la lettura della risoluzione 1497, è come sia stato possibile allora che un conflitto tra due Stati potesse venire accompagnato a una soluzione pacifica proprio da quelle Nazioni Unite che oggi, ahimè, sembrano non aver più il fiato necessario a proferire parole efficaci. L’attuale situazione altoatesina invece, e ciò deve essere di stimolo e di riflessione, è frutto anche di questa forma di multilateralismo, vera alternativa al caos globale, alla legge del più forte e al riarmo.

Per la cronaca, nel 1961, i ministri degli Esteri di Italia e Austria si incontrano in tre occasioni (gennaio, maggio e giugno), anche se non raggiunsero risultati significativi. Di fronte allo stallo, l’Austria tornò a fare appello all’ONU, che il 18 novembre rinnovò, con la risoluzione 1661, l’invito dell’anno precedente (“…prendendo nota con soddisfazione delle trattative in corso tra le due parti interessate, constatando al contempo che la controversia non è ancora risolta, invita le due parti a proseguire i loro sforzi…”). Per arrivare alla riforma dell’autonomia ci sarebbero voluti ancora alcuni anni, ma il processo ormai era avviato sul binario del dialogo (malgrado le bombe e le violenze).

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